Lamezia, polemiche logo: la replica di Daniele La Scala a Fabrizio Falvo

LAMEZIA TERME – Riceviamo e pubblichiamo la replica di Daniele La Scala alle critiche mosse dall’avvocato Fabrizio Falvo, ormai ex componente del Comitato per i 50 anni di Lamezia, in merito alle polemiche sul logo per il cinquantennale della città.

“Ad una prima lettura ho trovato inopportuno l’articolo sul logo dei cinquant’anni di Lamezia Terme apparso sulle vostre pagine. Certamente il dovere di cronaca vi porta a pubblicare le note dei lettori, ivi compresa la loro indignazione per fatti, eventi e quant’altro che hanno a che vedere con le vicissitudini cittadine.
Ad una seconda lettura, invece, l’ho trovato addirittura inconsistente, inutile e strumentale, realizzato solo per far apparire “grottesco” (come dice il sig. Falvo) il comitato e aumentare, se possibile, lo scetticismo della cittadinanza.
Le opinioni altrui sono importanti, intendiamoci, ma la loro consistenza va sempre valutata in funzione di chi, quelle opinioni, le esprime.
La nota giunta ieri alle varie redazioni è di un membro della commissione nominata dallo stesso consiglio comunale disciolto per infiltrazioni mafiose. Logica conseguenza vuole che anche il suo nome sia stato scelto dallo stesso consesso. Stessa logica porta a pensare che questa persona così indignata si sia accorta soltanto il 2 Dicembre 2018, a due giorni dalla presentazione pubblica delle manifestazioni, che ci sia stato uno scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Le dimissioni avrebbe dovuto darle prima, se non altro per coerenza. Ma probabilmente le sue esplorazioni sui motori di ricerca lo hanno tenuto impegnato un mese intero e sono state così impegnative da far passare in secondo piano tutto il contesto.
Questo signore, da membro del comitato, avrebbe potuto far valere le proprie obiezioni fin dalla prima ora all’interno del comitato stesso, poiché la giuria che ha scelto il logo, lo ha presentato ai membri del comitato nel mese di dicembre.
Nello stesso modo, avrebbe potuto suggerire alla commissione stessa di fare “manifestazioni non strumentali e non autoreferenziali” attività che, a detta dell’indignato di turno, caratterizzerebbero il comitato. Verrebbe da pensare che se si fosse espresso all’interno di una commissione egli non avrebbe avuto alcuna visibilità e avrebbe corso il rischio di lasciarsi sfuggire i tanti battimano e i like che la comunità cittadina spiaccicata sui social network gli ha poi elargito nella giornata di ieri incantata dai titoloni a effetto con cui è stata riportata la notizia. Ma come diceva chi la sapeva lunga: a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca.
La necessità dell’indignato era dunque quella di apparire, e quale momento migliore per farsi notare se non attendere la vigilia delle celebrazioni cittadine?
Dichiarare inoltre che un logo abbia potuto provocare fuoriuscite all’interno del comitato poi, ha un che di ridicolo: ci saranno state di certo cose ben più importanti da fare per il comitato che perdere tempo a pianificare una polemica sterile basata sul nulla.
Si fa riferimento ad un logo che è risultato vincitore, accusando chi lo ha realizzato di averlo scopiazzato, senza rendersi conto, nel suo attacco gratuito che si tratta di due cifre: il 5 e lo 0. Numeri arabi stilizzati. Specifico per chiarezza che, anche se si tratta di numeri arabi, godono della cittadinanza anche italiana.
Abbiamo imparato dalle scuole elementari l’uso dei numeri e sappiamo che i caratteri sono completamente diversi: una stilizzazione diversa, una fusione diversa tra le due cifre.
Le stelle sono tre, a cinque punte. Non una a quattro punte. E quello zero rappresenta un cerchio. Una linea che rappresenta l’unione delle tre stelle e di conseguenza dei tre centri che formano il Comune di Lamezia Terme. Nel logo somigliante tra l’altro non esiste nessun Bastione o Torre dei cavalieri.
Ci si lamenta inoltre del colore scelto: mi corre l’obbligo di informare che il colore oro è per convenzione rappresentativo dei 50 anni di unione, di qualunque unione si parli. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei loghi commemorativi per i 50 anni, vengono realizzati in oro.
I loghi si somigliano? Certo, si somigliano, ma lasciare intendere che sia copiato è come dire che due auto dello stesso colore e dimensione sono auto uguali. E per affermare una cosa del genere bisogna avere dei seri problemi.
Polemiche inutili, ribadisco, a cui non avevo intenzione di rispondere, ma le accuse sono state rivolte direttamente a chi ha realizzato il logo.
Un attacco strumentale sferrato, ripeto, solo nella speranza di ottenere un minimo di visibilità: un rappresentante del popolo si batte per i propri principi all’interno di un consesso, chi invece lavora per il proprio bene va in cerca di pubblicità e di facili consensi facili gettando concime per il proprio orticello. Se c’è una cosa buona in tutto questo è che molto spesso la spasmodica ricerca di visibilità può ritorcersi contro chiunque, in qualsiasi momento”.

Daniele La Scala