Lamezia, cinquantennale della città: Riccardo Viola replica ad Azione Identitaria

LAMEZIA TERME – “Il pezzo apparso domenica 7 gennaio, a firma di Pasquale D’Amico di Azione Identitaria, merita qualche chiarimento di ordine storico- politico. Premetto che non concordo con lui sulle critiche mosse al Comitato, pur non facendone parte sostengo che è stato un bene averlo fatto ed aver affidato la presidenza al figlio del Senatore Perugini. Piuttosto, non avrei inserito i rappresentati dei vari consiglieri comunali, bastava il Sindaco a rappresentare il Comune; lo avrebbe fatto benissimo se l’Ente non fosse stato sciolto; lo hanno fatto benissimo i commissari che si sono da poco insediati e l’hanno ben sostituto anche perché sono stati presenti a tutte le cerimonie del 4 gennaio. Qualcuno non ha capito o fa finta di non capire che il Comune e il Comitato sono due cose completamente separate, piuttosto l’unica cosa stonata della cerimonia del 4 è stata la presenza di qualche politico locale di lungo corso che avrebbe fatto benissimo a stare a casa. Quanto ai riferimenti al ventennio si intravedono delle contraddizioni, soprattutto quando si fa riferimento al Sen. Renda. E’ vero che i borghi di S. Eufemia biforcazione, S. Eufemia del Golfo e S. Pietro Lametino esistevano fin dall’antichità, ma non c’era bisogno di andare a disturbare la città di Littoria (Latina), bastava inserire la città di S. Eufemia che D’amico vede sicuramente tutti i giorni, che fu una delle 75 città fondate dal fascismo (8 aprile 1935) dopo la grande bonifica dell’intera piana, dove oltre 76 mila ettari furono tolti alla malaria e affidati ai contadini. Tutto questo lavoro è stato fatto in soli 4 anni dal ’31 al ’35, in questo periodo la disoccupazione si ridusse a zero e alla fine del 37 fu varata la prima industria manifatturiera: lo zuccherificio, che operò fino agli anni 50 ed in piena guerra continuò sempre la produzione. Contrariamente a quanto dice D’Amico, affermo che i presupposti della futura città di Lamezia sono nati proprio in quel momento e Arturo Perugini non fece altro che chiudere il cerchio 36 anni dopo, con la legge istitutiva della città di Lamezia. Diversamente a quanto afferma D’Amico il Sen. Renda c’entra poco o niente. Devo ricordare al giovane di Azione Identitaria che il Sen. Renda, politico di lungo corso nel Regno D’Italia che veniva dal mondo liberal- massonico non era fascista, ma aderì al fascismo solo nel 24: quando la rivoluzione fascista era stata completata. Con il solito salto della quaglia congeniale a tutti gli italiani di ieri e di oggi. Renda non trovò di meglio che saltare sul carro dei vincitori come tantissimi a quei tempi. Naturalmente fu eletto nelle elezioni del 24 poiché inserito nel listone fascista, immediatamente dopo cercò di darsi da fare con qualche iniziativa che lo rendesse visibile alla nuova classe dirigente politica italiana e pensò bene di predisporre una legge che unificasse Sambiase e Nicastro. Più che unificazione sembrò una aggregazione o un accorpamento di Sambiase alla più grande città di Nicastro, operazione che falli in partenza perché i sambiasini non accettarono. Perugini fece da battistrada, ma la chiesa locale e la Diocesi fecero anche la loro parte. Se poi andiamo a guardare tutta l’operazione in profondità fu Perugini a pagare politicamente, perché i suoi avversari interni ed esterni al suo partito: catanzaresi, reggini e cosentini non gli perdonarono la creazione di una città posta al centro della Calabria, che sarebbe diventata una grande “minaccia” per i loro interessi. Durante il corso dell’anno avremo modo di schiarirci le idee, parleremo di tutto ciò che avvenne di sporco alla spalle di questa sventurata città e ci confronteremo con tutti. Per quanto mi riguarda, rispolvererò nei prossimi mesi il torneo nazionale di tennis che ho organizzato negli anni 70/80 e 90, sostituendo il nome da Trofeo Nazionale del Golfo in Trofeo del Cinquantenario”.

Riccardo Viola