Spazio Domenico Romeo: “Il terrore sulla pelle”

Sta facendo il giro del mondo il quadro su pelle realizzato dall’artista italiano Gabriele Pellerone, che ha rappresentato con un tatuaggio le attuali vicende terroristiche viste dagli occhi di una Mamma inglese. “Paura, terrore, preoccupazione, ansia…Cosa ne sarà del futuro? Sono impotente, non sono in grado di proteggere i miei figli”. Parole ricevute da una mamma britannica, subito dopo l’attentato del 15 settembre a Londra rivendicato dallo stato islamico.
Pellerone ha deciso di interpretare ed imprimere su pelle le emozioni della donna, come presa di coscienza dell’attuale stato psichico di molte persone nel mondo, ma principalmente con l’intento di comunicare il bisogno di reagire ed andare avanti come solo una mamma sà fare. Una scelta criticata da alcuni media internazionali, a cui Pellerone risponde: “Ero a Londra per lavoro, mi capita spesso di essere lì. La mattina seguente all’esplosione ero in un caffè non lontano da Parsons Green ed ho scambiato alcune parole con una mamma vicino al mio tavolo che stava raccontando l’accaduto. Ho sentito subito il bisogno di trasmettere a mio modo le sue emozioni. Le parole di quella donna mi hanno toccato l’anima, non è nascondendoci e non esprimendoci che combatteremo movimenti estremisti come l’ISIS”.
Il terrore, dunque, tatuato su pelle come forma di esorcizzazione del male, stampo indelebile della lotta del bene contro il male, non esaltazione della paura o invito al terrorismo psicologico.
Una scelta difficile, coraggiosa, da parte dell’artista, che intende impegnarsi in prima linea contro ogni forma di terrorismo e di odio etnico che serpeggia nel mondo.
L’arte testimonia come le ideologie criminali riescono a sovvertire gli equilibri psicologi dell’essere umano e come è difficile riprendere un percorso sociale, umano, mentale, finalizzato al ritorno alla normalità. Innumerevoli sono le ripercussioni psicologiche alle quali vanno incontro migliaia di bambini sopravvissuti ai bombardamenti, rimasti orfani, in aggiunta al dramma di numerose famiglie nel mondo recise dei componenti del proprio nucleo familiare.
Cicatrici mentali che rimangono a vita, le cui implicazioni psicologiche inducono all’agarofobia, attacchi di panico, senso di smarrimento, distacco verso il prossimo, tendenza a rivivere il ‘trauma’ sotto forma di ‘rielaborazione di immagini’, disturbi dell’attenzione, del sonno, del linguaggio, dell’apprendimento e memoria, difficoltà a strutturare modelli affettivi e di attaccamento.
Non vi è, pertanto, settore della personalità che rimane illeso.
La guerra sempre più un pericoloso detonatore mentale che spesso porta alla costruzione di personalità difficili, caratteriali, aiuta lo sviluppo di psicologie dedite all’odio verso il prossimo o alla formazione di personalità aggressive e sociopatiche.

Domenico Romeo