Spazio Domenico Romeo: “La Reggina e i suoi calciatori sopravvissuti alle foibe”

Giorno 10 febbraio, in ossequio alla Legge nr. 30.03.2004 istituita dalla Repubblica, si celebra la giornata del ricordo delle vittime delle foibe e alla commemorazione degli esuli giuliano-istriano- dalmati scampati dalla pulizia etnica titina.
Sono diversi i personaggi sportivi scampati a questa tragedia, nonché i figli di molti esuli, alcuni di loro nati durante le persecuzioni. Fra questi ricordiamo il pugile Nino Benvenuti, l’atleta Abdon Pamich, il corridore di Formula 1 Mario Gabriele Andretti, l’ex fiorettista Margherita Granbassi, i tennisti Orlando Sirola e Giovanni Cucelli, il campione olimpico di canottaggio Agostino Straulino, Giorgio Oberweger, medaglia di bronzo del ‘Disco’, il cestista Cesare Rubini, il corridore Ottavio Missoni, il calciatore del ‘ Grande Torino’ Ezio Loik, il campione di pentathlon Roberto Roberti.
Anche la Reggina, nel corso della propria storia, annovera calciatori scampati a questa tragedia ed un ex calciatore figlio di esuli fiumani. Difatti, nel corso della stagione calcistica 1947/1948, costituisce memoria storica una foto in cui si riconoscono un gruppo di calciatori amaranto propriamente esuli fiumani, fuggiti in tempo, con le proprie famiglie d’origine, ad una persecuzione che li avrebbe visti gettati nelle voragini carsiche. I calciatori in questione sono i seguenti: Bercarich, Bercich, Guardassanich. Il nome di Erminio Bercarich, fra l’altro, risuona come quello di un calciatore che ha lasciato il segno nella storia della Reggina essendo il più prolifico attaccante in 104 anni storia amaranto: ben 71 le segnature suddivise fra gli anni 1945-1949 e fra la stagione calcistica 1958/1959. Di recente l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria, nell’ambito di una rivisitazione toponomastica di vie adiacenti allo stadio, ha emanato un apposito Decreto di intitolazione di una via proprio all’ex bomber amaranto, già sfuggito all’olocausto anzidetto. Gino Guardassanich, portiere del tempo, nacque a Fiume nel 1922 e dopo un inizio di carriera nel Gradanski Zagabria nel 1940 e successivamente nel Quarnero Fiume, approda in maglia amaranto nel 1947 dopo un esperienza con la Fiorentina. Ad oggi, proprio a Fiume, quartiere Sussak, allo stadio dell’ Orjent, è possibile visitare la statua dedicata a questo grande portiere del passato, individuato con un nomignolo affettivo:“Gard”. La squadra che ha cresciuto l’ex portiere amaranto, Gradjnki Zagabria non è altro che l’antesignana dell’attuale Dinamo Zagabria, affrontata a Reggio Calabria in amichevole nell’anno 2002, in occasione della presentazione di Nakamura. Il Gradjnki, la società calcistica Fiumana e la F.C. Grion Pola sono ricordate, ad oggi, fra le più importanti società calcistiche del tempo che hanno forgiato molti calciatori italo-slavo-croati ( diversi di loro impegnati nelle rispettive Nazionali di calcio). La memoria di un altro calciatore sopravvissuto alla pulizia etnica è ricordata dal figlio, Mario Bercich, rugbista, cittadino di Reggio Calabria: “mio padre nacque a Fiume nel 1924 e nel 1945, dopo la prigionia in Germania a Bertescgaden, rientrò in Italia. Fu chiamato a Torino da altri giocatori fiumani della Juventus (Varglien, Lipizer) ed anche del Torino (Loik). Poi passò all’Asti ed infine venne a Reggio per giocare nella Reggina”.

Per maggiore completezza di informazioni si aggiunge che in quella stessa compagine amaranto militava un gioiello d’eccezione, tale Luigi Bertolini, classe 1904, divenuto campione del mondo con la Nazionale di calcio nel 1934 (non esule, a differenza dei compagni di squadra anzidetti).Calciatori davvero molto giovani, perseguitati nella loro patria e colpevoli solo di essere italiani. Ragazzi giovani che hanno saputo reagire, attraverso lo sport, abbracciando il valore della vita contrapposto alla subcultura dell’olocausto, onorando la maglia amaranto e stringendosi al popolo di Reggio che li accolti come figli.
Altro calciatore proveniente da una famiglia fuggita dalla persecuzione titina è Livio Manzin, classe 1956, roccioso calciatore della Reggina degli anni settanta. Unitamente a Missiroli ed Elvy Pianca costituiva l’ossatura di una delle compagini più forti della categoria del tempo, a cui la promozione nella serie cadetta è sfuggita solo per un soffio. Il calciatore Livio Manzin risulta essere, ad oggi, l’unica memoria storica vivente in relazione ai calciatori anzidetti. Il pensiero della Reggina verso il calciatore Livio Manzin si manifesta attraverso il portavoce, capo ufficio stampa della società dello Stretto, Dott. Giuseppe Praticò: ”la società Reggina 1914 saluta con affetto e stima il calciatore Livio Manzin e lo ringrazia per la disponibilità ad eventuali, futuri eventi a tema”.
Lo sport e il calcio non sono fenomenologie sganciate dal contesto sociale, ma ne creano un tutt’uno. Pertanto, la società Reggina 1914, da sempre attenta al territorio, sensibile al sociale ed al rispetto dei valori etici, sulla base delle ricerche storiche illustrate in tale pezzo, intende ricordare tutti gli atleti che hanno vestito la maglia amaranto, già risparmiati dal predetto genocidio, nonché estendere il saluto ai discendenti in maglia amaranto tuttora in vita in città.
Nel nome dei valori che contraddistingue la nostra storia, abbracciando la deontologia dello sport contro ogni forma di oppressione umana.
Per maggiore completezza sulle preziose e certe fonti storiche fornite riguardo i predetti calciatori esuli giuliano-dalmati che hanno indossato la maglia amaranto, si ringrazia il Dott. Alessandro Lancellotti, Professore di Storia, nonché storico del calcio e della società calcistica Vicenza Calcio.

Domenico Romeo