Autobomba a Limbadi: svolta nelle indagini, 6 fermi della Dda nel clan Mancuso

VIBO VALENTIA – Operazione antimafia, sul territorio vibonese, dalle prime luci dell’alba di oggi dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia e del Ros di Catanzaro. Sei i fermi disposti dalla Dda di Catanzaro nei confronti di presunti mandanti ed esecutori dell’attentato con un’autobomba che il 9 aprile scorso a Limbadi ha ucciso Matteo Vinci e ferito gravemente il padre Francesco. I fermati sono: i coniugi Rosaria Mancuso, 63 anni, ed il marito Domenico Di Grillo; la figlia Rosina Di Grillo, l’altra Lucia Di Grillo, 29 anni, con il marito Vito Barbara, 35 anni, e Salvatore Mancuso, 46 anni, fratello di Rosaria Mancuso, questi ultimi due indicati appartenenti a vario titolo all’omonima famiglia di ‘ndrangheta. Gli arrestati sono tutti di Limbadi.
I Mancuso-Di Grillo sono vicini di casa dei Vinci-Scarpulla e da tempo erano in lite per i confini delle rispettive proprietà.
Ex rappresentante di medicinali, Matteo Vinci si era candidato alle ultime elezioni comunali del 2015 nella lista “Limbadi libera e democratica”, ma non era riuscito ad essere eletto. Nel 2014 era stato invece arrestato insieme al padre Francesco (rimasto gravemente ferito nell’attentato) e alla madre per una rissa insieme ai vicini di casa, stretti congiunti – anche loro arrestati – della “famiglia” Mancuso, da sempre ritenuta al vertice della ‘ndrangheta non solo vibonese. Gli inquirenti non azzardano al momento nessun collegamento fra i due fatti. L’attenzione sull’attentato è comunque massima, attese le modalità del fatto di sangue.