Ammesse la intercettazioni delle telefonate di Esposito

L’ispettore di polizia è accusato di aver fatto la “talpa”

È tempo di “talpe” nella polizia. Mentre mercoledì scorso è stata arrestata l’assistenza amministrativa Giuseppina Lentini in servizio all’ufficio passsaporti del commissariato lametino per aver passato delle “soffiate” ad una presunta organizzazione che sarebbe legata al clan Iannazzo, proseguirà martedì prossimo il processo in Tribunale all’ispettore Alfonso Esposito, 50 anni, fino a quattro anni fa in servizio nella Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che avrebbe fornito informazioni riservate al costruttore lametino Salvatore Mazzei mentre era sott’inchiesta. Nella prossima udienza il presidente del Tribunale Pino Spadaro, affiancato da Adele Foresta e Gustavo Danise, affiderà l’incarico ad un perito per la trascrizione di alcune telefonate intercettate nel corso dell’indagine, che sono alla base dell’accusa per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio contro il poliziotto. Si tratta di due dialoghi che risalgono a quattro anni fa e che, secondo l’accusa, inchioderebbero l’imputato. Da parte del suo difensore, l’avvocato Francesco Gambardella, era stata chiesta l’inutilizzabilità di quelle intercettazioni, che invece sono state annesse al processo da parte del Tribunale con un’ordinanza emessa nella settimana scorsa. Tanto che presto verranno trascritte per entrare a pieno titolo nel processo cominciato il 4 ottobre scorso. Nello stesso procedimento l’imprenditore Mazzei è imputato di corruzione. Secondo l’accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Luigi Maffia, il costruttore in cambio di preziose informazioni avrebbe fornito al poliziotto del materiale edile per la costruzione di una casa. Al costruttore nello scorso luglio il Tribunale di Catanzaro ha sequestrato un impero da 200 milioni di euro fatto di 70 fabbricati, 215 terreni, 25 società, 30 automezzi, l’Aerhotel Phelipe nel quartiere Sant’Eufemia e la cava di San Sidero sequestrata anni fa dalla procura della Repubblica perchè ritenuta abusiva. La stessa sospetta “talpa” è accusata anche di aver minacciato l’ex sindaco di Gizzeria Sergio Trapuzzano per ottenere un’autorizzazione per la realizzazione del porticciolo turistico del paese sequestrato da tempo perchè ritenuto abusivo. Ma questa vicenda è al centro di un altro processo in corso davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale lametino. Il pubblico ministero Maffia per gli illeciti urbanistici e ambientali riguardanti il porticciolo ha messo sott’accusa 33 persone tra cui l’ispettore Esposito, definito dagli inquirenti «gestore di fatto della struttura», e fondatore dell’associazione Marineland che si occupava di protezione civile. Molti degli imputati vengono accusati di aver realizzato l’approdo turistico su una propietà demaniale. (gazzetta del sud)