Ammonta a 200.000 € il sequestro effettuato dalla Gdf

per circa 200mila euro, riconducibili a un soggetto sottoposto a misura di , sono stati posti sotto dalla Guardia di Finanza. La persona alla quale è stato notificato il decreto di è Gianfranco Di Cello, arrestato nel mese di ottobre dello scorso anno perché ritenuto «gravemente indiziato dei delitti di tentato , porto e detenzione illegali di arma comune da sparo e lesioni aggravate». Di Cello «fu ritenuto l’autore dell’esplosione di sei colpi d’arma da fuoco esplosi contro un’autovettura all’interno della quale si trovavano un giovane carabiniere, che nella circostanza riportava una ferita alla mano sinistra, e la sua fidanzata». Episodio che si verificò nelle immediate vicinanze dell’abitazione del Di Cello in contrada Serra. 

Il decreto di sequestro che gli uomini delle Guardia di Finanza hanno eseguito ieri mattina è stato emesso dalla seconda sezione penale del di , sulla base di un dettaglio rapporto info-investigativo e tributario redatto dal nucleo mobile dal gruppo delle Fiamme gialle lametini, comandato dal maggiore Maurizio Pellegrino. Rapporto che il procuratore della Repubblica Salvatore Vitello, condividendo la validità delle emergenze investigative comunicate dai finanzieri, ha proposto alla seconda sezione penale del di Catanzaro, ottenendo nei confronti del Di Cello l’applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per due anni, nonché la , ai sensi della normativa antimafia, di un appartamento ed un’autovettura, del valore complessivo di circa 200mila euro. Di Cello dagli investigatori è ritenuto abitualmente dedito a traffici delittuosi nonché vicino ad esponenti della criminalità organizzata locale. I beni confiscati secondo quanto hanno accertato gli esperti della Guardia di Finanza sono il presunto frutto di attività illecite, poiché sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati da Di cello che è stato sottoposto ad una dettagliata analisi patrimoniale e tributaria in virtù delle specifiche previsioni antimafia.

Il provvedimento è il risultato delle indagini dei finanzieri del locale gruppo, i quali hanno raccolto e rapportato alla varie emergenze investigative che palesavano l’elevata pericolosità sociale del soggetto. Inoltre, con appositi accertamenti patrimoniali e bancari, le fiamme gialle hanno rilevato l’elevato tenore di vita e le cospicue disponibilità finanziarie mostrate dal proposto negli ultimi anni, oltre a verificare che questi disponeva di un appartamento e un’autovettura, intestati formalmente alla madre, nonostante dichiarasse modesti redditi derivanti da lavoro dipendente in imprese edili. Le fiamme gialle hanno «analizzato anche le notevoli movimentazioni di denaro, specialmente in contanti, risultati dai conti correnti bancari intestati a Di Cello, ed ai quali non corrispondevano dichiarazioni di significativi redditi né lo svolgimento di attività economiche degne di note».

Insomma per gli investigatori la disponibilità economica di Di Cello era sproporzionata rispetto al suo contesto sociale. I giudici del Tribunale di Catanzaro, infatti, nel decreto scrive che «si ha motivo di ritenere che i beni siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego». La misura di prevenzione di carattere personale dal Tribunale è stata applicata a Di Cello sulla base di fatti ed episodi che secondo i magistrati sono stati accertati «da situazioni obiettivi e fatti specifici desunti dalla personalità globalmente considerata di Di Cello, anche in relazione alle che lo hanno visto protagonista, anche in tempi recenti». Per il tribunale «altro ulteriore elemento significativo è rappresentato, poi, dal suo stretto legame delinquenziale, con V.A (soggetto gravato da diversi precedenti penali»)».