Angelo Torcasio in videoconferenza

E’ iniziato ed è stato subito rinviato al 3 novembre prossimo il processo d’appello “Rainbow”. Il rinvio è stato causato dalla richiesta dell’avvocato Rita Cellini, difensore di Angelo Torcasio che a luglio scorso ha deciso di collaborare con la giustizia. Torcasio sarebbe “intervenuto” su un’impresa impegnata a realizzare la nuova sede Inps affinché affidasse i lavori in subappalto ad un’ altra impresa; sarà ascoltato in videoconferenza il 3 novembre prossimo poiché intenderà fare delle dichiarazioni. Lo stesso Torcasio farà anche il 20 ottobre prossimo nell’aula del gup del tribunale di Lamezia nell’ambito del processo “Rainbow 2” dove Torcasio è pure imputato e sarà giudicato con il rito abbreviato. Le prime dichiarazioni agli inquirenti di Torcasio hanno consentito il ritrovamento nelle campagne di via Guido D’Orso della moto di grossa cilindrata utilizzata e bruciata dai killer di Francesco Torcasio, 20 anni, ucciso la mattina del 7 luglio scorso in via Misiani. C’è quindi attesa per le sue dichiarazioni. Ora Torcasio sta affrontando i due filoni del processo “Rainbow” di cui un verdetto è stato già emesso dal tribunale di Lamezia contro sei imputati accusati di usura e estorsione. Alla fine quattro erano state le condanne e due le assoluzioni. Un processo che ora è approdato alla Corte d’Appello di Catanzaro dopo l’impugnazione della sentenza di primo grado dei legali degli imputati condannati. La pena più pesante era stata inflitta a Francesco Muraca (5 anni e 4 mesi, assolto per altre tre imputazioni); 5 anni per Angelo Torcasio, 4 anni e 10 mesi a Carlo Stranges e 3 anni e 4 mesi a Saverio Stranges. Uscirono assolti Vincenzo Perri e Luigi Stranges. Torcasio, Muraca, Carlo e Saverio Stranges erano stati pure condannati a risarcire i danni alle parti civili per la somma di 50.000 euro per ciascuna delle parti. Muraca era stato condannato a risarcire l’imprenditore cutrese Falcone, fra le parti offese. Il processo è scaturito dall’inchiesta della procura di Lamezia che ruotava su diversi spaccati e in particolare attorno a Peppino Buffone e Vincenzino Lo Scavo e una delle vittime dell’usura, l’impresario edile Giovanni Stella. Secondo le accuse Muraca avrebbe rivestito il ruolo di vittima di usura verso Peppino Buffone e allo stesso tempo quella di intermediario di Buffone nella presunta attività usuraria dello stesso Buffone. Grazie alle indagini della finanza e dei carabinieri si riuscì a risalire a un giro di assegni e di fatture per operazioni inesistenti, in particolare con le società Macom Srl (i cui amministratori di fatto risultarono Buffone e Muraca) emesse all’Aerhotel Phelipe, Cosma calcestruzzi e Icm. Sarebbero emersi quindi gli elementi che sono stati alla base dell’impianto accusatorio. Cioè assegni rinvenuti nella disponibilità di Buffone e Lo Scavo e riportanti quali traenti e beneficiari il nominativo della Stella costruzioni, della IS costruzioni e del ristoratore di Pizzo, Francesco Rafele. Tutto ebbe inizio nel 2005 quando, l’impresa Stella, vinse l’appalto per la costruzione della nuova sede Inps di Lamezia cedendo poi in sub appalto i relativi lavori alla Macom riconducibile a Muraca. Tutto ciò con lo scopo di interrompere il protrarsi di una serie di danneggiamenti che si stavano verificando al cantiere. Ipotesi accusatorie emerse dai colloqui telefonici intercettati attraverso le quali si è arrivati ad Angelo Torcasio, che sarebbe intervenuto su Stella per affidare i lavori a Muraca mediante la Macom e la Sical. Altro spaccato della vicenda è stato il rapporto fra Vincenzo Perri e l’impresario Stella, anche attraverso cambio assegni e buoni benzina Il coinvolgimento di Carlo, Saverio e Stranges si verificò quando il ristoratore Rafele, pieno di debiti, avrebbe ricevuto un aiuto da Carlo Stranges che gli forniva le bibite e che si sarebbe occupato di fargli cambiare assegni con interessi usurari. Non riuscendo a onorare i suoi debiti, Carlo Stranges avrebbe fatto poi intervenire Saverio e Luigi Stranges.