Beni confiscati, sono 65 le aziende attive sull’intero territorio regionale

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Convinta l’adesione del mondo camerale calabrese. «Abbiamo da sempre delle linee sulla legalità, sul supporto che diamo alle forze dell’ordine, alla magistratura su una serie di problemi e di tematiche regionali», ha sottolineato il presidente di Unioncamere Lucio Dattola. «Uno di questi», ha aggiunto, «é legato proprio alla gestione dei beni confiscati. Qui in Calabria c’é un grossissimo problema di gestione di tutte queste proprietà enormi a volte e soprattutto variegate». Per poi concludere con un auspicio: «Ci vogliono delle professionalità estremamente complesse e con grande competenza, al fine di impedire che questi beni confiscati e assegnati arrivino al momento della consegna ad altri in condizioni disastrose. E qui», ha ribadito in conclusione Dattola, «interviene Unioncamere con le sue idee, con i suoi progetti, col suo aiuto sincero e spassionato che si vuole dare alla magistratura e alle forze dell’ordine».
L’incontro é stato introdotto da Domenico Nasone, coordinatore regionale di “Libera”, che ha posto l’attenzione sulla legge 109/96 la quale, si é detto certo, «rappresenta ancora oggi uno straordinario strumento di affermazione e crescita della legalità edell’antimafia sociale nel nostro Paese».
Mentre per Antonio Palmieri, segretario generale Unioncamere, «é fondamentale la creazione sui territori di vere e proprie frontiere della legalità per fare sistema e per essere insieme contro le mafie».
Infine, Davide Pati, dell’ufficio di presidenza dell’associazione di don Luigi Ciotti, ha parlato di «grandi esperienze in Calabria che stanno andando avanti tra mille sacrifici. Ci vuole uno scatto in più, soprattutto nella costruzione delle reti relazionali, per sfruttare le opportunità di sviluppo che possono derivare dall’utilizzo di questi beni».(Gazzetta del Sud – G.pe.)