Bruno Cimino: anche lui respinge le accuse di usura

“Con Andrea Gaetano c’erano rapporti d’affari insieme legato all’acquisto di autovetture. Avevamo infatti interessi economici comuni”. Si è difeso così Bruno Cimino, il dipendente dell’azienda sanitaria fra le dieci persone arrestate nell’ambito dell’operazionea antiusura “Lex Genuncia”. Bruno Cimino è comparso insieme ai suoi avvocati ieri mattina davanti al gipo Carlo Fontanazza per per sottoporsi all’interrogatorio di garanzia negando quindi le accuse nei suoi confronti, relative in particolare alle dichiarazioni del commercianto d’auto Andrea Gaetano che prima di raccontare di essere rimasto vittima dell’usura aveva lasciato la sua famiglia andando via senza dire nulla per paura di ritorsioni. Accuse quindi pensanti per Cimino così come gli altri arrestai che avrebbero fatto parte di una rete di usurai che concedeva prestiti per somme che variavano dalle 2000 alle 6000 euro ad imprenditori in difficoltà di Lamezia Terme e del comprensorio applicando tassi di interesse che superavano il 200% annuo. Ma non solo prestiti ad interessi altissimi, ma anche vendita di foglietti di assegni. L’usurato, insomma, alla scadenza del titolo doveva anche acquistare l’assegno pagandolo dalle 300 alle 500 euro. Domani proseguiranno gli interrogatori di garanzia, e davanti al gip Teresa Ferrise appariranno Giuseppe De Fazio, Ferdinando Greco e Fabio Zubba.