Cambio di scarpe con tentata estorisione. Padre e figlio negano

Non ho mai avuto a che fare con Domenico Giglio che neanche conosco“. Così si è difeso Nicola Gualtieri, 19 anni, arrestato insieme al padre Cesare di 32 anni, entrambi accusati di tentata estorsione e il padre di lesioni personali. I due sono comparsi ieri mattina davanti al gip Carlo Fontanazza per l’interrogatorio di garanzia accompagnati dai loro legali di fiducia, gli avvocati Nicola Veneziano e Antonio Larussa che hanno presentato istanza di scarcerazione per i loro assistiti, alla luce anche dell’assenza di precedenti a carico di Nicola Gualtieri e per il periodo di sorveglianza speciale già scontato da Cesare Gualtieri. I due quindi hanno negato le accuse. Nicola Gualtieri ha spiegato di essere un cliente di Giglio “ma sono stato servito da altri dipendenti. In qualche occasione ho cambiato le scarpe perchè non mi andavano bene anche perchè non li misuro mai ed ho sempre presentato lo scontrino fiscale al cambio”. Cesare Gualtieri ha riferito al gip di non essere a conoscenza di questi cambi di scarpe e quando ha incrociato Giglio il figlio si era allontanato entrando in un bar e l’imprenditore lo avrebbe ingiuriato con la frase “pezzo di merda” e da lì la reazione di Cesare Gualtieri. Ora il gip ha cinque giorni di tempo per decidere se confermare gli arresti (Nicola è ai domiciliari) o accogliere le richieste degli avvocati della difesa. Secondo le accuse contenute nella denuncia del commerciante di calzature, Domenico Giglio, Nicola Gualtieri si sarebbe presentato prima due volte da Giglio con un paio di scarpe Hogan chiedendo il cambio delle scarpe con restituzione del denaro pagato, e una terza volta con un altro paio di scarpe e una camicia e dicendo a Giglio che aveva a casa altre 30 o 40 paia di scarpe da cambiare in denaro. A tal richiesta il Giglio disse di no. Qualche giorno dopo, Nicola Gualtieri e il padre Cesare, incrociando in macchina Giglio lo avrebbero guardato in modo minaccioso. Cesare poi avrebbe dato prima un calcio allo sportello dell’auto del commerciante e successivamente un pugno al volto.