Cappello rivela di cinque omicidi tra cui il tentativo d’eliminare Iannazzo

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Tra gli omicidi di cui Cappello ha fornito notizie c’è anche quello di Enzo Di Spena, 25 anni, ucciso il 7 dicembre del 2001. Cappello agli inquirenti riferisce che «gli fu proposto di eliminare Di Spena da una famiglia» e che lui si rifiutò perché «non era intenzionato a commettere omicidi».
Racconta anche particolari sul tentato omicidio del 27 agosto del 1991 di Vincenzo Torcasio, detto “Carrà”, assassinato il 7 giugno dello scorso anno, omicidio sul quale è stata fatta piena luce. Per quanto riguarda il tentato omicidio di “Carra”, Cappello riferisce il nome del mandante.
Rivela pure alcuni particolari su un omicidio commesso davanti allo scasso dei “Due Mari” negli anni Novanta ai danni di «una persona che si chiamava Toto», che Cappello aveva conosciuto nell’84/85 nel carcere lametino.
Alla Dia Cappello riferisce i nomi dei presunti i killer che l’andarono a trovare nella sua abitazione chiedendogli se poteva ospitarli e nella circostanza gli rivelarono di essere stati loro ad uccidere “Toto”, mentre guidava un camion o una macchina nelle vicinanze dello scasso. Probabilmente il Toto al quale fa riferimento Cappello è Antonio Dattilo, che fu ucciso il 29 marzo 1993, intorno alle 8.30, in contrada San Nicola di Pianopoli. L’uomo stava guidando un camion e fu raggiunto da una raffica di mitra esplosa da killer che si trovavano a bordo di una Lancia Y10. Sulla scena del crimine gli investigatori refertarono circa 30 bossoli calibro 7,62. L’auto utilizzata dai killer venne poi ritrovata dai carabinieri di Curinga in contrada Ciceri, mentre brucianva.
La stessa Y10 viene menzionata da Cappello nel suo interrogatorio descrivendo i particolari sull’omicidio. Il boss della montagna riferisce che gli esecutori del delitto dissero che «avevano utilizzato un macchina di piccola cilindrata Y10» rubata. Cappello riporta il nome del mandante dell’omicidio di “Toto” che aveva tentato di ammazzare qualcuno.
Cappello rivela particolari sui tentati omicidi di Vincenzo Iannazzo, detto “Moretto”, Bruno Gagliardi e Giorgio Barresi, avvenuto il 25 luglio del 2001. Il collaboratore riferisce che era intenzionato ad uccidere Iannazzo «in quanto capo dell’omonima cosca di Sambiase e perché dava fastidio in merito all’imposizione sul territorio di alcune estorsioni ricadenti in zona diversa da lui controllata». Il boss riferisce di avere saputo che a eseguire l’azione criminale furono dei killer di San Luca violentemente rimproverati perché «non avevano portato a compimento la missione».
Poi fornisce particolari sul tentato omicidio di Roberto Isabella, avvenuto nel lontano 1993 ed esattamente il 13 agosto, mentre stava rientrando a casa. Chi sparò lo fece con due fucili, un automatico e una doppietta, ma Isabella sfuggì all’agguato perchè viaggiava a bordo di una macchina blindata. E spiega anche il movente della fallita esecuzione mafiosa. Il pentito o dà notizie anche sul tentato omicidio di Pasquale Gullo e Pasquale Torcasio, indicando il mandante ed i killer. Tra questi secondo Cappello c’è suo figlio Saverio che guidò la moto a bordo del quale c’era un uomo armato.
Sul recente tentato omicidio di Umberto Egidio Muraca e Angelo Paradiso, il “Montagnaro” riferisce che gli avevano chiesto un appoggio nel senso che i due dovevano essere eliminati attirandoli in una trappola nella zona da lui controllata. Richiesta alla quale Cappello si oppose: «Non volevo avere problemi nel mio territorio con le forze dell’ordine, avrebbero potuto ricondurre l’omicidio alla mia famiglia ed in quel periodo stavo iniziando ad allontanarmi dai Giampà». (Gazzetta del Sud – G.na)