Cimitero tra degrado e pericolo

Tombe monumentali abbandonate e portale del campo santo invalicabile

A 150 anni dall’Unità d’Italia, forse non tutti sanno che uno dei Mille giace in una tomba monumentale nel cimitero di Nicastro. E’ una tomba a forma di piramide quella che raccoglie le spoglie di Francesco Stocco, garibaldino nato da una famiglia aristocratica e filo-borbonica. E’ una tomba che si sta sgretolando su se stessa e sulla memoria di questo personaggio nato ad Adami, vicino Decollatura, e cresciuto a Napoli alla corte borbonica e arrestato nel 1947 per ostilità verso la stessa corte che lo aveva educato. Unitosi agli ambienti mazziniani tornò in Calabria per guidare la rivoluzione calabrese e l’insurrezione dell’Angitola del 1848. Fallita l’insurrezione fuggì in esilio per far ritorno nella sua terra in mezzo ai mille. Dopo lo sbarco a Marsala fu uno dei sette capitani che guidarono le camicie rosse, organizzò il corpo dei volontari garibaldini in Calabria e preparò il disarmo delle forze borboniche a Soveria Mannelli. Catanzaro gli ha dedicato una piazza al centro della quale campeggia la sua statua, celebrata per il 150° dell’Unità. Ma nel cimitero di Nicastro, in cui il suo corpo riposa nascosto, introvabile e senza indicazioni, non c’è un solo fiore a commemorarne il ricordo. Il tempo ha quasi cancellato il nome di Francesco dal marmo della lapide, la piramide si sta spaccando, l’anonimato sta inghiottendo la sua tomba e la sua memoria. A fine 2011 interviene il consigliere comunale Carlo Aiello: “Anche questo è un segno della nostra storia dimenticata o da voler dimenticare. Ne è dimostrazione lo stato in cui versa la sua monumentale tomba”. Poco distante da quella di Stocco, si trova la sepoltura di Felice Sacchi. Non fu un eroe del Risorgimento come il suo generale, ma fu al fianco di Stocco durante i moti del 1848, dopo i quali scontò dieci anni di carcere. Il carcere provò fortemente la sua salute ma nonostante questo Sacchi era pronto quando i Mille e il suo generale arrivarono in Calabria.. Morto nel 1870, la sua tomba è frutto della pietà delle sue sorelle. Anche qui nemmeno un fiore, un ricordo,  un’indicazione. Non sta cadendo a pezzi come quella di Stocco ma anche questa vive nel silenzio, circondata da un cancelletto arruginito.

Dalla caducità della vita alla precarietà di certe opere pubbliche. E’ cemento che cade a pezzi il portale d’ingresso del cimitero. Anno di costruzione 1995. Dovrebbe essere stato costruito in cemento armato ma non si direbbe. Guardando, a 16 anni di distanza, le sue pareti scrostate e le nervature di ferro a vista, si direbbe che è stata usata più sabbia che altro in questa costruzione. Anche questo problema è stato messo in luce dal consigliere Aiello: “E’ bene evidenziare che da qualche anno ormai quella brutta ed inutile struttura pericolante con elementi in calcestruzzo paga il segno del tempo, della totale mancata manutenzione e del poco interesse di chi dovrebbe provvedere al decoro di un luogo così intensamente partecipato da tante storie che nessuno vuole dimenticare senza aspirare ad alcuna eternità”. Lo scorso anno, alla vigilia del giorno dei morti, la Multiservizi, con un comunicato, avvisava che presto sarebbero iniziati i lavori per la ristrutturazione del portale pericolante e pericoloso, oltre che oggettivamente brutto. Oggi questo portale è ancora così: transennato e invalicabile (fonte CALABRIA ORA)