Code di mesi nelle strutture pubbliche

Una ecografia all’addome? Torni a gennaio del prossimo anno“. Risponde più o meno così il centro unico prenotazioni dell’ospedale “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro. Ma le cose non cambiano neanche all’ospedale Annunziata di Cosenza dove per una mammografia l’appuntamento viene fissato addirittura per febbraio del prossimo anno. Stesso discorso all’ospedale di Vibo per una Moc, la misurazione della densitometria ossea, esame importante per gli anziani per il quale occorrono ben 180 giorni, così come per un ecodoppler. E per fare una ecofrafia in media occorrono 70 giorni. La situazione non cambia neanche all’aziena “Bianchi – Melacrino – Morelli” di Reggio Calabria: 5 o 6 mesi per una mammografia e 3/4 mesi per una ecografia. Anche per la risonanza magnetica nucleare, alla rachide dorsale con mezzo di contrasto, per esempio, l’appuntamento è fissato non prima del 4 gennaio dell’anno prossimo. L’elenco potrebbe allungarsi a dismisura ma quel che è certo è che le liste di attesa in Calabria diventano sempre più insostenibili per diversi esami specialistici, in particolar modo per quelli che riguardano la diagnostica per immagini. Ed i cittadini sono sempre più esasperati per una sanità pubblica che non riesce a smaltire in tempi accettabili tutti queli esami diagnostici fondamentali per poter fare una diagnosi certa riguardo patologie importanti che hanno bisogno di essere aggredite per tempo. “Sulle riduzioni dei tempi di attesa è prevista una riunione a fine mese per vedere come ogni manager sta aggredendo questo problema – dice il governatore Giuseppe Scopelliti – alcuni risultati, secondo quanto mi è stato comunicato, sono stati raggiunti per alcune specialità, ma non per tutte. E’ chiaro che dobbiamo riuscire ad essere competitivi sotto questo punto di vista, non ci fermeremo nell’azione, nella ricerca e nella capacità di essere più vicini ai cittadini”. Al momento per i pazienti calabresi non resta altro che rivolgersi alle strutture sanitari private, pagando ovviamente di tasta propria, o a quelle poche strutture private accreditate con il servizio sanitario regionale. Ma anche qui sorgono difficoltà enormi. Perchè dato per scontato che gli esami di diagnostica per immagini come le ecografie, tac e risonanze in Calabria vengono eseguite dalle maggiori strutture ospedaliere pubbliche, non si capisce perchè, di fronte ad una vera e propria emergenza, la Regione ha di fatto impedito a diverse strutture sanitarie private accreditate di radiologia medica, di continuare a svolgere l’attività. Strutture private che hanno consentito alla popolazione, fino a poco tempo fa, di non subire le liste d’attesa eccessive. Infine il paradosso della Pet, la modernissima tecnica di diagnostica per immagini, costosissima, che consente di monitorare le patologie tumorali. L’unica Pet pubblica esistente in Calabria si trova a Catanzaro, oltre a quella che dovrebbe arrivare a Reggio, assolutamente insufficiente per i bisogni di tutta la popolazione calabrese e oltretutto spesso non funzionante. La Regione Calabria sborsa fior di quatrini per rimborsare le strutture pubbliche e private di altre regioni per i tanti calabresi che si recano a fare questo tipo di analisi. Ed il rimborso che effettua la Regione a queste strutture è a piè di lista, nel senso che qualunque sia la cifra la stessa è tenuta a rimborsarla per intero. Non sarebbe utile, prprio sul piano del risparmio, accreditare una Pet che si trova all’interno di una struttura privata. Il risultato sarebbe semplicemente un costo minore per la Regione e soprattutto  meno disagi ai cittadini, costretti ad ulteriori esborsi.