Contrada Lenza: neanche qui vogliamo i rom

Di fronte all’ultima recente presa di posizione di una ditta di smaltimento rifiuti che non vuole nei suoi paraggi (si tratta di c.da Lenza, alla periferia  urbana) qualche famiglia rom, non è possibile tacere. Se non fosse per la drammacità della vicenda questa del trasferimento dei rom sembra assumere i tratti di una commedia, anzi per molti spunti saremmo più vicini alla farsa. Altro non è infatti lo spettacolo cui stiamo assistendo quando si pensa a tutte le invettive e le imprecazioni dei cittadini verso il campo rom di Scordovillo, quando si rammentino le invocazioni allo sgombero, gli alti lai, giustissimi, per le condizioni di disagio sociale e di insicurezza che da quella ‘bomba’ sociale s’irradiavano alla città. Ma era facile prevederlo, non appena si prova a sperimentare una soluzione  quest’ultima non va bene, perché ce n’è sempre un’altra migliore:  soprattutto ce n’è sempre un’altra in un posto lontano dal nostro giardino.

Come in una commedia dell’arte tutti recitano improvvisando ma su un canovaccio comune per il quale quando i rom ti arrivano nei pressi non va mai bene.

Primo atto:  i rom bisogna dislocarli sul territorio per piccoli nuclei altrimenti si rischia di riproporre gli stessi problemi di prima.

Secondo atto, scena prima: li tieni nell’ambito cittadino ma non va, c’è un’ eccessiva prossimità fisica, meglio più lontano.  Secondo atto, scena seconda: li collochi lontano dalla città abitata, trovi uno spazio, no, c’è sempre una ragione per respingerli, vuoi turistica, vuoi imprenditoriale o addirittura occupazionale.

Terzo atto: perchè invece facciamo un bel tavolo e decidiamo qual è la collocazione migliore, ma migliore per chi, naturalmente per me che non li voglio accanto (e come se di tavoli non se ne fossero fatti abbastanza, come se  non si stesse procedendo con estrema prudenza e senza deportazioni di massa).

Quarto ed ultimo atto: “mettili a casa tua”. Grandi applausi e poi tutti a casa, con buona pace delle coscienze ipocrite. E i rom? Metteteli dove vi pare, cioè da nessuna parte.

Ma l’altro problema, come si fa a tacerlo di fronte alle strumentalizzazione di certa destra cittadina?, è quello che dopo un consiglio comunale che sul tema all’unanimità ha chiesto al governo i pieni poteri per il prefetto, nulla in questo senso è stato fatto: il governo centrale, sino ad ora, e quello regionale hanno fatto come Pilato, hanno pensato bene di dire a Lamezia di sbrigarsela da sola. Poi altrove (Roma) destinano per lo stesso problema decine di milioni di euro, o ( Reggio) occultano con i soldi della regione il disastro economico lasciato da Scopelliti: ma si sa lì i sindaci sono di un colore amico.

Tutto questo prima ancora che ridicolo è francamente desolante. Qualche giorno fa Talarico ha detto che a Lamezia manca una classe dirigente. Forse si voleva riferire maliziosamente all’amministrazione, ignorando che ‘classe dirigente’ di una comunità tecnicamente sono, oltre i politici, i professionisti, gli intellettuali, gli imprenditori. E’ vero, la società civile lametina, e un pezzo della sua classe dirigente manca spesso all’appuntamento: imprese, professioni e cultura, oltre ai politici, possono fare qualcosa di più e di meglio sui rom, che recitare il logoro copione del rifiuto.

Sinistra Ecologia e Libertà – Circolo di Lamezia Terme