Corsa contro il tempo, ancora 29 dispersi

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DOMANI AUTOPSIE SU CINQUE CORPI – Sono state fissate per domani all’ospedale di Orbetello le autopsie su cinque delle sei vittime del naufragio della Costa Concordia avvenuto davanti all’isola del Giglio. Gli esami saranno compiuti da esperti del dipartimento di medicina legale di Siena.

PREFETTO, 29 DISPERSI MA NON ESCLUDO NUMERO MINORE – “Il numero dei dispersi al momento è di 29 unità. Sei di questi sono italiani. Tuttavia, un possibile scostamento a scendere ci potrebbe essere“. Queste le parole del prefetto di Grosseto, Giuseppe Linardi, a Tgcom24, come riporta una nota. “Le quattromila persone che erano sulla nave – ha aggiunto – non erano in possesso di documento di riconoscimento per cui i nominativi sono stati presi chiedendoli direttamente alle persone, con eventuali errori che sono inevitabili, soprattutto con i viaggiatori stranieri, che erano tanti. Abbiamo chiesto la collaborazione dei consolati per verificare alcuni nomi. Elaborare questi dati è stato davvero molto complesso. Tra i nominativi dei dispersi potrebbe esserci qualcuno che è in vita e che è andato via senza lasciare il proprio nome“.

PROCURATORE, 15-20 DISPERSI FORSE NUMERO PICCOLO – “Parlare di 15-20 dispersi forse é un numero abbastanza piccolo“. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Grosseto, Francesco Verusio, che indaga sul naufragio della Costa Concordia. Il procuratore è intervenuto alla trasmissione del Gr1 ‘Radio anch’iò. “Le operazioni di salvataggio – ha detto il pm rispondendo alla domanda sul perché non c’é ancora incertezza sul numero dei dispersi – sono state confuse e concitate, come può avvenire in certe situazioni. Contare le oltre 4000 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio una ad una non è un’operazione facile, ci possono essere persone che arrivate a terra hanno raggiunto le famiglie, altre possono essere state raggiunte dai familiari e non essere state censite”, ha detto Verusio. Il procuratore ha parlato anche della posizione del comandante Francesco Schettino. “Al momento le accuse sono di omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono di nave. Rischia fino a 15 anni di carcere“.

CLINI, VERRA’ DICHIARATO STATO EMERGENZA – “Lo stato di emergenza verrà dichiarato per consentire e attuare le misure necessarie in tempi rapidi, cioé corrispondenti alla sfida di evitare la dispersione in mare di oltre 2000 tonnellate di carburante stivate nei serbatoi. Abbiamo bisogno di procedere con urgenza, in tempo più brevi di quelli consentiti dalle procedure ordinarie“. A dirlo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, su Canale 5, a proposito del recupero della nave Costa naufragata all’isola del Giglio.

C’é la possibilità di trovare altre persone vive a bordo della nave? “Considerando l’alto numero di dispersi non è da escludere, ma bisogna fare in fretta“. Così il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, intervistato dalla trasmissione ‘La telefonata’ su Canale 5 a proposito della nave della Costa. “I subacquei stanno facendo un lavoro molto rischioso – spiega – operando in condizioni molto difficili, ma necessarie per cercare di recuperare eventuali altre persone. Ora la priorità è salvare le possibili vite umane”.

Bisogna fare in fretta perché le condizioni meteoclimatiche stanno per cambiare e anche per evitare e per prevenire rischi ambientali, perché l’eventuale rottura di serbatoi avrebbe effetti difficilmente valutabili“. Così il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, nel corso della ‘Telefonata’ di Maurizio Belpietro su Canale 5, riferendosi alla Costa Concordia. “C’é il rischio che la nave vada più in giù e non esistono mezzi meccanici per trattenerla – continua -. Stiamo operando in una situazione veramente al limite”.

Sono le 11.40 quando quello che si temeva da tre giorni accade: la Concordia, spiaggiata come una balena davanti all’isola del Giglio da venerdì, si muove. Di poco, ma si muove: 9 centimetri in verticale e uno e mezzo in orizzontale. Il rischio che affondi diventa così un problema con cui fare i conti in fretta: se la nave scivola sullo scalino di roccia e finisce a 70 metri di profondità prima che i serbatoi siano svuotati, sarà difficile evitare anche un disastro ambientale. Il ministro dell’Ambiente Clini non nasconde la preoccupazione: ”c’e’ un rischio altissimo, non solo per il Giglio ma per tutto l’arcipelago Toscano”. La Costa Crociere dovrà quindi, questo il suo ultimatum, presentare entro 48 ore il piano di ”svuotamento dei serbatoi”. Se poi la nave dovesse affondare – spiega in tv – ci sarebbe bisogno di tutt’altro tipo di operazioni. E’ “difficile fare una previsione: potrebbe anche spezzarsi”.

Le previsioni dicono che certamente fino a mercoledì il tempo dovrebbe tenere. E il tempo è poco, anche perchè ci sono ancora 29 dispersi da cercare. A guardarlo dall’isola, il gigante adagiato su un fianco sembra immobile: silenzioso e morente, le uniche ‘voci’ che arrivano da laggiù sono quelle del mare agitato che sbatte senza sosta contro le fiancate sfregiate dall’urto con gli scogli. Ma gli strumenti di precisione installati sul fondale, rivelano ben altro: onda dopo onda, colpo dopo colpo, la nave sale e scende, si sposta avanti e indietro. Per ora, e fortunatamente, senza conseguenze devastanti. Comunque per il momento non risulta perdita di carburanti in mare.

Quello che è comparso nel primo pomeriggio di ieri nelle acque antistanti l’isola del Giglio creando allarme, spiega il ministro, è “fluido oleoso”. Le navi del ministero dell’Ambiente hanno comunque gia’ steso un cordone di galleggianti tutto attorno alla nave, come misura precauzionale. Sull’isola sono gia’ arrivati una ventina di esperti della Smit Savage, la societa’ incaricata dalla Costa di pompare fuori dai serbatoi le 2.500 tonnellate di carburante. Per i soccorritori, dunque, e’ una corsa contro il tempo. Ieri hanno dovuto interrompere le operazioni di ricerca dei dispersi per quasi tutto il giorno e la nuova situazione li ha costretti a prendere una decisione drastica: stop alle ricerche notturne. Troppo pericoloso. La sesta vittima, un passeggero che indossava il giubbotto salvagente, individuato dai Saf dei vigili del fuoco la scorsa notte, e’ stata recuperata soltanto nel tardo pomeriggio. Prima che le condizioni del mare possano peggiorare, restano altre 48 ore ai soccorritori per trovare i dispersi. Poi, potrebbero doverlo fare con la nave completamente affondata. Il dato e’ stato fornito stasera, durante la trasmissione Porta a porta, dal comandante generale della Capitaneria di porto-Guardia costiera, Marco Brusco. Si tratta di 4 persone dell’equipaggio, (compreso il pianista) e 25 passeggeri.

Tra questi 10 dovrebbero essere tedeschi, 6 italiani (tra loro William Arlotti di Rimini e sua figlia Daiana, la biellese Maria D’Introna e le due donne siciliane Maria Grazia Trecanico e Lucia Virzi’), 4 francesi – confermati dal ministero degli Esteri – gli americani Gerald e Barbara Heil, forse un peruviano. E sempre piu’ certe sembrano essere le responsabilita’ del comandante Francesco Schettino, ”scaricato” anche dalla Costa che, per bocca del presidente e Ad Pierluigi Foschi, ammette ”l’errore umano”. I filoni di indagine sarebbero tre, oltre a quello giudiziario e amministrativo c’e quello – ha spiegato Brusco – voluto dal ministro Passera per valutare anche se sono necessarie modifiche alla normativa. Per quanto riguarda Schettino anche quella che si pensava essere stata l’unica decisione sensata presa dall’ufficiale subito dopo l’incidente – la manovra per far virare la nave e accostarla il piu’ possibile all’isola in modo che non affondasse in fondali profondi – in realta’ non e’ stata voluta. La Concordia era senza motori ed era in balia delle onde. Cosi’ l’equipaggio, scavalcando l’ufficiale, ha disposto l’evacuazione, capendo prima di lui che per la Concordia non c’era piu’ speranza. (Matteo Guidelli)

(di Diego Pretini e Michele Giuntini) Le virate a velocità di crociera, l’allarme che non arrivava, una collisione con uno scoglio a lungo definito un blackout. La Capitaneria che dà il via ai soccorsi quasi 10 minuti prima che lo chiedesse la plancia del Concordia, il comandante che viene più volte chiamato al cellulare e invitato, anche con voce grossa, a tornare a bordo. Sono alcuni capitoli delle oltre 7 ore della sciagura dell’isola del Giglio. Sullo sfondo una nave che, secondo i rilievi della Capitaneria, è finita dov’e’ ora per caso e non per una manovra di emergenza, e un ufficiale della guardia costiera che ha chiamato più volte al cellulare il comandante Francesco Schettino per farlo tornare a bordo a coordinare i soccorsi. Conversazioni in certi momenti drammatiche: ”Comandante, e’ un ordine, ora comando io. Lei ha dichiarato l’abbandono nave, vada a prua, risalga sulla nave e vada a coordinare i soccorsi. Ci sono già dei cadaveri”. – Ore 21,07: alla velocità di 16 nodi la Costa Concordia accosta (cioè vira) e punta l’isola del Giglio, verso la sua sinistra, a ovest. Tiene una rotta fino a raggiungere i 278 gradi, vale a dire in perpendicolare verso ovest (infatti 270 è ovest e 360 è nord). Intorno alle 21,40 si registrerà un nuovo accosto a una velocità di 15 nodi per rimettere la prua verso nord: siamo a 500 metri dalle coste del Giglio. A bordo, secondo gli esperti della guardia costiera, hanno già capito che non ce la faranno. – Ore 21,45’05”: la nave Concordia incaglia sugli scogli delle Scole. E’ una brusca ‘frenata’: alle 21,46 viaggia a 8 nodi, alle 21,47 a 6,7, alle 21,49 a 5 nodi e alle 21,52 3,9. I locali motori sono invasi dall’acqua, sono inservibili, la nave e’ in balia delle correnti e va in ‘testacoda’. – Ore 22,06 i carabinieri di Prato telefonano alla Capitaneria di Livorno dopo che una donna del posto ha ricevuto una telefonata da qualcuno a bordo della nave, gia’ al buio. – Ore 22,14 la Capitaneria, dopo averla cercata con il sistema Ais, rintraccia la Concordia e chiama a bordo: dalla plancia rispondono che e’ solo un black-out, in corso da circa 20 minuti. Aggiungono che ritengono di risolvere il problema. Dalla sala operativa insistono spiegando di sapere che i passeggeri hanno i giubbotti salvagente e che in sala da pranzo si e’ verificato il cedimento del ponte. Tuttavia la plancia ribadisce che si tratta solo di un blackout. – Ore 22,26: la Capitaneria richiama la Concordia, che ormai ha una velocita’ inferiore al nodo (meno di 2 km orari). Dalla nave spiegano che c’e’ una ‘via d’acqua’. ”Ci sono feriti o deceduti?” chiedono dalla Capitaneria. Dalla nave rispondono che e’ tutto a posto. La guardia costiera domanda se hanno bisogno di assistenza, ma dalla Concordia dicono che e’ sufficiente l’assistenza di un rimorchiatore. La Capitaneria invece avvia la macchina dei soccorsi. I soccorsi, secondo le prime indagini, sono partiti prima di essere richiesti. – Ore 22,34: la Capitaneria di Livorno chiama di nuovo la nave Costa, chiedendo un aggiornamento sulla galleggiabilita’ dell’imbarcazione. In piu’ viene chiesto se la plancia dichiara il ‘distress’, cioe’ in gergo la necessita’ di soccorso. La plancia della Concordia a quel punto accetta, ”Va bene, dichiariamo distress”. Sul posto iniziano a portarsi motovedette e navi in zona che possono portare assistenza. – Ore 22,48: la Capitaneria chiede: avete gia’ valutato l’abbandono nave? Da bordo rispondono stiamo valutando. – Ore 22,58: la nave e’ gia’ ferma dov’e’ ora. La Capitaneria chiede di nuovo al comando della Concordia se vogliono dichiarare l’abbandono nave. Da bordo rispondono ok: abbandono nave. – Ore 23,10: la motovedetta della guardia di finanza comunica che i primi passeggeri sono scesi dalla nave, sono a bordo delle scialuppe e stanno raggiungendo terra. – Ore 23,15: l’Ais, il sistema satellitare di identificazione delle navi, perde il segnale per il blackout, la nave a quel punto e’ ferma nel punto in cui si trova ora. – Ore 00,30 circa: il comandante viene visto da testimoni attendibili (e’ anche riconoscibile dall’abbigliamento) su uno scoglio a destra della nave. – Ore 4,46 la guardia di finanza comunica che la nave e’ evacuata e che a bordo ci sono solo soccorritori.

CLINI, STATO EMERGENZA, EVITARE CATASTROFE (Daniela Grondona)

Stato di emergenza per il disastro della Costa Concordia. Il decreto sarà approvato nel prossimo Consiglio dei ministri, forse anche prima. C’é urgenza, molta urgenza. L’annuncio del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, oggi al termine di un vertice a Livorno, è il segno della preoccupazione che si nutre per quel gigante appoggiato sul fondale dell’isola del Giglio con 2400 tonnellate di carburante nella ‘pancia’. Lo spettro si chiama ‘disastro ambientale’. Il ministro non lo nasconde. “Il rischio ambientale per l’Isola del Giglio è altissimo – dice-. L’obiettivo è di evitare che il carburante esca dalla nave: stiamo lavorando su questo. L’intervento è urgente, abbiamo fretta”. La dichiarazione di stato di emergenza “comporta – precisa il ministro – che tutte le operazioni che riguardano l’incidente sono di interesse nazionale e hanno la partecipazione delle istituzioni nazionali, del Governo congiuntamente con la Regione”. “Bisogna intervenire subito per scongiurare un disastro ambientale – ha spiegato il ministro – e noi stiamo vigilando con attenzione su tutte le operazioni programmate e avviate dalla società specializzata reclutata dalla compagnia su diffida della Capitaneria di porto”. Il ministro ha sottolineato la necessità di fare presto perché “la situazione ci concede tempi stretti. La cosa più urgente è svuotare i serbatoi dalle 2400 tonnellate di carburante che mettono a rischio un’area molto vulnerabile e preziosa”.

I pericoli legati allo svuotamento delle cisterne della nave Costa “sono concreti perché 2.400 tonnellate di carburante non sono facili da gestire. Stiamo con il fiato sospeso”. Le chiazze di liquido che sono state individuate stamane attorno alla nave sono un campanello di allarme. “Abbiamo appreso che cominciano ad esserci dei trafilamenti di materiale liquido, non sappiamo se questi fanno riferimento a carburante ha detto Clini -, il che vorrebbe dire che c’é un problema sui serbatoi, oppure ad altri liquidi che sono presenti nella nave. I rilievi in corso consentiranno di comprendere la natura di queste perdite. Nel frattempo è già stata avviata la protezione dello scafo con delle panne che consentano di circoscrivere queste perdite. Le attività proseguono all’isola del Giglio e sono finalizzate non solo a monitorare ma anche a prendere le decisioni necessarie ad evitare rischi per ambiente e coste”.

Il ministro ha fretta e puntualizza che il sequestro della Costa Concordia da parte della magistratura “non libera l’armatore dall’obbligo di presentare e adottare le misure necessarie per rimuovere i fattori di rischio”. Il piano dell’armatore per la messa in sicurezza e lo svuotamento dei serbatoi è atteso nelle prossime ore. Clini ha affrontato anche il tema, fortemente dibattuto, del transito di grandi navi in prossimità della costa e di aree particolarmente sensibili. Mentre annuncia che si stanno valutando “le procedure possibili, a legislazione esistente, per regolamentare il traffico marittimo di fronte alle coste della Toscana, il ministro non usa mezzi termini per stigmatizzare la pratica di certe rotte turistiche ad effetto. Far passare le navi da crociera lontano da zone di particolare pregio ambientale “é una norma di buonsenso”. “Il buonsenso suggerisce che – ha osservato Clini -, se il valore principale da tutelare è quello del nostro patrimonio naturale e paesaggistico, risorsa fondamentale per il nostro turismo, dobbiamo evitare che venga messo a rischio”.