DECOLLATURA: dopo la lettera inviata da Domenico Mezzatesca l’inchiesta sui misteri del duplice omicidio potrebbe passare alal Direzione Antimafia

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Atto che, sempre in base alla descrizione del latitante, fu attuato dopo che fu stipulato il contratto con una ditta per la fornitura di una piattaforma. Gesto che avrebbe sconvolto la vita di Mezzatesta che nel tempo subì, insieme al figlio, altri atti intimidatori come il sequestro di un mezzo nella zona di Piano Lago. Mezzo che l’ex vigile urbano, insieme al figlio Giovanni, tentò di avere indietro dopo un colloquio con una persona, alla quale si era rivolto nel tentativo di risolvere il problema.
Incontro che non avrebbe prodotto i risultati sperati da Mezzatesta che, dopo 2 giorni, decise «di fare la denunzia come se il camion fosse stato rubato a Decollatura per evitare ulteriori rappresaglie, con la speranza che fosse finita». Nella lettera al pm scrive Mezzatesta: «Nonostante non credessi che il tutto si sarebbe risolto, continuai ad andare avanti con tutta la disperazione e la paura che mi potesse succedere qualcosa; cercavo di non uscire più con la famiglia, avevo paura per loro e uscivo da solo». L’ex vigile urbano descrive lo stato d’ansia e di paura che lo assillava, soprattutto che potesse accadere qualche altra cosa che avrebbe potuto sconvolgere la sua vita e soprattutto quella del figlio che, dopo l’esplosione della bomba, «è rimasto traumatizzato, non vuole stare da solo, non vuole andare al bagno da solo, ha sempre paura e il dottore ci ha detto che questi traumi se ne vanno nel tempo. La mattina, quando uscivo con mio figlio per portarlo a scuola con la mente immaginavo che mi potessero fare qualche agguato, così mi rivolsi a una persona alla quale chiesi se conoscesse qualcuno per comprare una pistola; lui mi disse “adesso vedo a Lamezia qualcuno lo conosco”. Una settimana dopo – spiega nella lettera – ci siamo visti e mi disse che un suo amico l’aveva. Io gli dissi “va bene andiamo a vederla”; lui mi disse “no, il mio amico non vuole conoscere nessuno, vuole mille euro. Se sei d’accordo mi dai i soldi e io te la porto”. Dopo qualche giorno gli ho portato i soldi e lui dopo mi portò la pistola».
Arma che probabilmente Mezzatesta ha utilizzato per compiere il duplice omicidio quando, racconta nella lettera, «fui convocato nel Bar del Reventino, dove a un tavolo incontrai Giovanni Vescio, Ciccio Iannazzo, (omissis) e naturalmente l’immancabile portavoce, ai quali dissi “ditemi tutto”. Giovanni – racconta nella lettera – mi disse: ‘ti hanno mandato a chiamare tante volte ma tu non ci senti”. Io gli dissi: “caro Giovanni lui mi doveva chiamare prima che mi mettesse la bomba a casa e succedessero tante cose, adesso io non ho niente da dire voglio solo lasciato in pace”. Lui mi disse: “la bomba non te l’ha messa (omissis), te l’ha mandata e te l’abbiamo portata noi; e mo chi c’è?” Io gli dissi, con il cuore che batteva, “niente, fortuna che mio figlio non è morto”. Lui mi rispose: “se no chi c’è?” Il mio cuore batteva sempre di più e cercavo di stare calmo, gli altri non parlavano, mi guardavano negli occhi e stavano muti».
Nell’esposizione dei fatti Mezzatesta, nel ricostruire la vicenda, racconta che Vescio lo rimproverò per il fatto che si era «permesso a fare il preventivo della piattaforma perché la piattaforma ce l’abbiamo io e (omissis). Io gli dissi: “Prima di fare il preventivo avevo chiesto all’impresa se c’erano problemi e lui mi disse che non c’erano problemi; lui mi ha detto come dovevo fare, altrimenti io ve la potevo dare anche a voi la mia piattaforma senza che voi ve la compravate; a me l’hanno richiesta non sono andato io a chiedere per rompere le scatole a voi».
Mezzatesta racconta: «Avevo la gola asciutta e non riuscivo più neanche a parlare; ero molto agitato e gli occhi mi si erano un pò oscurati, non sapevo cosa fare, poi gli dissi: “io comunque non vi ho fatto nessun torto, speriamo sia finita qui e se avete bisogno di qualche cosa me lo dite. Vescio – è scritto nella lettera – rispose e disse: “non è finito niente, prima di tutto qua comanda (omissis), adesso che non c’è lui, comandiamo io e Ciccio e in mancanza nostra i nostri referenti. Tu e tuo figlio ogni fine mese ci versate 1.500 euro sinnò vammazzamu a tutti e puru a famiglia”». Espressioni che scatenò l’ira di Mezzatesta che nella sua «mente rivide quella notte che scoppiò la bomba e l’immagine del figlio morto sul letto».(Gazzetta del Sud – G.na.)