DECOLLATURA: duplice omicidio. Il pm Galletta ha inviato la lettera e tutti gli atti alla Direzione antimafia

immagini-telecamere-bar_400

Io chiamai mio genero che fa il muratore e gli dissi se aveva un ponteggio libero; mi disse di sì poi è venuto con un camion e se l’è preso; dopo un pò di mesi ce l’ha restituito e mi portò 10 litri di olio d’oliva e mi disse che era originale, che era di sua produzione».
Nelle missiva Mezzatesta scrive che «con Vescio e Iannazzo i rapporti erano buoni; non avevamo nessun motivo per litigare anche Giovanni mio figlio aveva buoni rapporti. Sono sicuro che Vescio e Iannazzo nei miei confronti, e della mia famiglia, non avevano niente contro di noi. Sono sicuro che sono stati istigati da parte di (omissis) per fare gli ambasciatori per conto di (omissis) e non potevano sottrassi, anche perché hanno una società insieme. Io non so esattamente cosa facessero però di una cosa sono certo: che (omissis) ha coinvolto nel suo lavoro di movimento terra a Vescio e lannazzo per appropriarsi del nome di lannazzo, perchè le notizie in un paesetto piccolo camminano. Lui si vantava che era protetto da Iannazzo, così la gente aveva paura. Per questo lui comanda sulla superstrada e sulla ditta che ha fatto la linea principale del gas. Io la famiglia Iannazzo e la famiglia Vescio non le conosco, però sono sicuro che loro sono all’oscuro di tutto quello che (omissis) e il padre fanno per conto dei Iannazzo».
E facendo riferimento alla persona che avrebbe in qualche misura utilizzato Vescio e Iannazzo, Mezzatesta ricorda che «negli anni passati i rapporti con (omissis) erano normali; naturalmente io da vigile e loro da cittadini». Rapporti che sarebbero cambiati nel 2009 per una vicenda legata alla vendita di una pala meccanica da parte del figlio al Comune di Decollatura e che «avrebbe impedito ad (omissis) di non fare più lavori al Comune». Per Mezzatesta «questo è il motivo principale del perché (omissis) ce l’ha con me e perchè disse che doveva farmela pagare». E a tal proposito Mezza-testa nella lettera sostiene che «tutto quello che succedeva in quella zona (omissis) accusava a me e a quelli che erano vicini a me». L’autore del duplice omicidio di Vescio e Iannazzo addebita al suo rivale anche l’incendio di un’auto di un politico e l’attentato ai danni di un operaio. Fatti di cui Mezzatesta ne sarebbe venuto a conoscenza «il 19 gennaio del 2013» ed è convinto che «i carabinieri sanno tutto ma purtroppo senza prove».
Nella missiva Mezzatesta ricorda che «alle famiglie Vescio e Iannazzo in precedenza avevo chiesto il perdono e anche se non lo daranno mai, continuerò sempre a chiedere perdono perché la vera colpa è di altre persone; la mia è quella di essere un assassino senza che il mio cuore l’avesse voluto». Il latitante confessa che teme «per la vita della sua famiglia, del figlio, perché deve vendicare Vescio e lannazzo». Nella parte finale della lettera Mezzatesta spiega che «ho deciso di raccontare la verità di tutto quanto è successo, perchè la verità deve uscire fuori anche se doveva farlo prima. Con la salute non va tanto bene. Sono ammalato, in questi ultimi giorni sono peggiorato, soffro moltissimo di immaginazione immagino cose brutte. Sempre nella mente quella notte della bomba e mio figlio morto sul letto, per questo volevo farla finita. L’amore per la mia famiglia mi sta mantenendo in vita. Non mi costituisco per amore verso la mia famiglia così i carabinieri per cercare me controllano la mia famiglia. La verità deve uscire fuori: io debbo pagare il mio gravissimo errore imperdonabile, però anche la famiglia aspetta di avere giustizia per tutto quello che ha subito» (Gazzetta del Sud – G.na.)