FANNULLONI, scattano i licenziamenti. La Regione manda a casa 4 dipendenti dell’Avvocatura accusati di falso e truffa

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Riforma Brunetta, tuttavia, vuole che la Regione proceda più velocemente della Procura, imponendo all’Ente di irrogare le sanzioni, che vanno dal rimprovero verbale al licenziamento senza preavviso, nei confronti dei dipendenti che non dovessero riuscire a dimostrare la regolarità del proprio operato in sede di audizione davanti all’ufficio di disciplina. E così è stato.
Infatti, a conclusione dei procedimenti disciplinari andati avanti per tutta l’estate, l’Ufficio, composto dai dirigenti, Sergio Tassone e Roberta Cardamone, e dal funzionario, Giovanni Murone, ha emesso il suo “verdetto”, con quattro provvedimenti di licenziamento, 5 di sospensione dal servizio per un periodo superiore a 11 giorni, 41 rimproveri, tra scritti e verbali, e 2 sole archiviazioni emesse nei confronti degli unici impiegati che hanno validamente motivato i minuti di assenza contestati. Il tutto, in ossequio all’art. 55-quater della Riforma Brunetta, che prevede “comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei confronti dei dipendenti pubblici accusati di falsa attestazione della presenza in servizio mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente”.
Una norma che anche la Procura conosce bene, tanto che lo stesso sostituto procuratore, Carlo Villani, nell’immediatezza dell’avviso di chiusura delle indagini, aveva scritto al direttore generale, Nucara, e al dirigente generale del Dipartimento Presidenza della Regione Calabria, Franco Zoccali, per metterli con le “spalle al muro”. Dopo aver preannunciato che “una volta effettuata la richiesta di rinvio a giudizio, verranno trasmessi tutti gli atti del procedimento per consentire al relativo Ufficio del Dipartimento di avviare e concludere i procedimenti disciplinari il cui iter, a norma dell’art. 55-ter, 1° comma, del D. Lgs. n. 165/2001 “è proseguito e concluso anche in pendenza del procedimento penale”, il magistrato aveva anche chiesto espressamente, “poiché i procedimenti disciplinari saranno certamente definiti in tempi più celeri rispetto a quelli della giustizia penale”, di essere informato, anche attraverso comunicazione agli Ufficiali di Pg spediti a notificare le carte, sull’esito degli stessi.
Così non lasciando scampo a chi per ben tre mesi ha lavorato alla definizione delle singole posizioni dei dipendenti “incriminati”, convocati per il contraddittorio, durante il quale, affiancati da un proprio difensore di fiducia, hanno tentato di chiarire i rispettivi movimenti durante le ore prese in considerazione dall’indagine, nella speranza di ritornare dietro la scrivania occupata solo fino a ieri. Dipendenti ai quali adesso non resta che impugnare davanti al giudice del Lavoro il clamoroso provvedimento, che rappresenta forse la vittoria più importante anche per la Procura. (Il quotidiano del Sud – S.pa.)