Fine della ‘ndrangheta? Vitello si dice pessimista

“A Lamezia ogni notte lasciate tre bottiglie incendiarie”

La Calabria oltre la mafia? Se dovessi dare una risposta e dire se secondo me la Calabria riuscirà mai ad affrancarsi dai condizionamenti mafiosi risponderei di no, sono sincero, sarei pessimista”. Salvatore Vitello, procuratore della Repubblica, inizia così il suo intervento in occasione della quarta edizione della fiera del libro calabrese. Un’edizione speciale quella messa su anche quest’anno dall’associazione “Sinergie Culturali”, che segue come filo conduttore proprio quello della “Calabria oltre la mafia”. All’incontro ha preso parte anche Maurizio Fiasco, referente della Consulta nazionale antiusura.

Vitello non ha usato mezzi termini in quella che è stata la sua lettura della realtà calabrese. Pessimista sì, ma anche realista e attaccato ai dati, quelli che fotografano la nostra regione. Una regione in cui la politica dell’antimafia, sempre più declamata, fa a pugni con i numeri che disegnano il profilo criminale del territorio.

Secondo il procuratore “la gente preferisce pagare gli usurai piuttosto che le tasse”. Una frase tagliente accompagnata subito dall’osservazione che a Lamezia ogni notte vengono lasciate davanti ad attività imprenditoriali dalle tre alle quattro bottiglie incendiarie. Persino durante la notte tra il 9 e il 10 a conclusione della visita del pontefice, la ‘ndrangheta avrebbe lasciato la sua impronta davanti a diversi negozi.

L’imprenditore per bene, ha spiegato Vitello, pur di evitare di vedere fallita la propria attività ricorre all’usura. E l’usura è gestita in maniera soltanto indiretta dalla ‘ndrangheta. Eppure la malavita vive per lo più di questo”.

Ma non solo. “Se guardiamo alla storia della criminalità organizzata calabrese degli ultimi anni, ci si accorge che le organizzazioni di tipo ‘ndranghetistico hanno avuto una crescita incommensurabile. Guardando, invece, nello specifico la situazione lametina basti pensare che tra giugno e luglio c’è stato il maggior numero in assoluto di sequestri di piantagioni di canapa indiana. Ogni piantagione, secondo la Guardia di Finanza, ha un valore che si aggira in media tra i 500 e gli 800 mila euro. Ma non solo. Se si confronta il valore dei beni sequestrati a Lamezia con quello dei beni sequestrati  nella capitale ci si accorge che è pressoché lo stesso. Con la differenza che a Roma abitano milioni di abitanti e nella città della Piana a mala pena 75 mila. C’è stato, si è chiesto allora Vitello, un adeguato impegno da parte delle istituzioni e delle classi dirigenti e dei cittadini per impedire questa deriva che incide così profondamente sulla vita civile?n Evidentemente no, altrimenti non saremmo a questo punto”. Ecco  perché secondo il procuratore bisogna lavorare ed intervenire anche sulle piccole cose, su quella mentalità mafiosa che viene utilizzata nella gestione della quotidianità e che porta a chiedere l’interessamento di un intermediario, il favore, la raccomandazione.