Fissata al 15 febbraio l’udienza per la vicenda dei capi abbattuti per la brucellosi

E’ stata fissata al 15 febbraio 2012 l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex commissario straordinario dell’Asp di Catanzaro, Angela Di Tommaso; l’ex direttore generale, Pietro Morabito; Francesco Miceli e Vincenzo Bruno, allevatori in Lamezia Terme; Gianluca Grandinetti (componente della task force veterinaria regionale nominato dal presidente della giunta regionale Giuseppe Scopelliti), Giuseppe Caparello (direttore del servizio veterinario dell’Asp a Lamezia) e Fortunato Mercuri, veterinari dell’Asp in servizio a Lamezia Terme. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per le accuse, a vario titolo, di aver rappresentato falsamente l’abbattimento di capi animali, ottenendo indebitamente il relativo indennizzo. L’indagine della Procura di Lamezia Terme riguarda i casi di animali ovini e caprini, affetti da brucellosi, abbattuti con lo stesso codice identificativo ed indennizzati due volte. Miceli è accusato relativamente ai 316 capi abbattuti, dei quali 44 sarebbero risultati avere numero identificativo ripetuto, numero che, una volta abbattuto l’animale identificato, sarebbe stato in modo fraudolento riapposto ad animali di ignota provenienza, come emergerebbe dall’attività investigativa portata avanti dai Nas di Catanzaro, su direttive del procuratore Salvatore Vitello. Analoghe accuse per Bruno. Mentre Di Tommaso e Morabito dovranno rispondere in qualità di pubblici ufficiali poichè non avrebbero provveduto al rilascio del certificato al veterinario Francesco Fazio. Secondo le accuse Grandinetti Gianluca, responsabile della brucellosi ovicaprina e del procedimento amministrativo per la liquidazione dell’indennizzo a Miceli e Bruno, e Giuseppe Caparello, direttore dell’unità operativa sanità animale del servizio veterinario a Lamezia Terme, entrambi preposti al controllo, avrebbero omesso i dovuti controlli attestando la regolarità della pratica relativa base ai due allevatori Miceli e Bruno. Fortunato Mercuri è accusato dall’autorità giudiziaria di falsità ideologica poiché avrebbe formato un falso attestato di abbattimento di animali, in quanto certificava che nella stessa giornata erano stati abbattuti due capi ovini identificati con lo stesso numero 296 e due con 170, circostanza giudicata dagli inquirenti impossibile in quanto il numero è unico per ogni capo animale. Da due ordinanze di abbattimento (le numero 11 e 150) sarebbero scomparsi nel nulla 29 ovicaprini, poiché nella prima ordinanza erano 263, con richiesta di abbattimento di 45 animali infetti, e quindi 218 rimasti. Al successivo prelievo che è stato fatto, erano invece 189.