Fuoco incrociato dei collaboratori di giustizia

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Rispondendo alle domande degli inquirenti riferisce di sapere che «Vincenzo Bonaddio è attualmente il capo della cosca Giampà», ma non sa «allo stato riferire su quali possano essere gli altri capi cosca, a parte Giuseppe Giampà in relazione al quale so che lo stesso ha un ruolo importante nell’ambito della cosca Giampà». Cappello junior oltre a raccontare la vicenda dell’omicidio in cui alcuni lo volevano coinvolgere per eliminare una persona che dava fastidio a «Claudio Paola e Egidio Muraca» e che poteva essere eliminato con facilità in un «negozio situato in piazza d’Armi, dove il soggetto da eliminare spesso si recava e dove io stesso lo avevo visto diverse mattine», riferisce anche «di altri soggetti che avrebbero potuto commettere azioni omicidiarie di questo tipo se non fossero stati arrestati e quindi detenuti, potevano essere mio fratello Saverio, Domenico Giampà e Maurizio Molinaro; dico questo – aggiunge – perché, pur non avendo assistito a fasi preparatorie di eventuali omicidi commessi da queste persone, ho avuto modo di vedere più volte mio fratello Saverio appartarsi e parlare in maniera riservata con Maurizio Molinaro, Domenico Giampà e Giuseppe Giampà, negli anni passati; ricordo anche che in alcune occasioni mio fratello Saverio mi raccomandava di non uscire e io intuivo che quell’avvertimento era dovuto al fatto che si sarebbe verificato un omicidio in questo momento, a esempio ricordo che un simile avvertimento mi fu fatto prima dell’omicidio di Giovanni Gualtieri e prima dell’omicidio di Antonio, cognato di Vincenzo Torcasio, il nipote di Giovanni Torcasio».
Il figlio del boss della “montagna”, nel giorno in cui decise di diventare un collaboratore, racconta che «in un’occasione Claudio Paola e Egidio Muraca mi hanno fatto incontrare con Francesco Paradiso, che io conoscevo solo di vista, e che sapevo far parte della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri; in un’altra occasione fu lo stesso Egidio Muraca a dirmi che insieme a Paradiso stavano iniziando a prendere soldi anche nella zona di Capizzaglie, per conto della cosca Giampà, a quanto ho potuto dedurre dal fatto che lo stesso Egidio Muraca mi disse di non preoccuparmi perchè ormai Angelo Francesco Paradiso era con lui e a Claudio Paola e che quindi si era allontanato dai Torcasio, per come ho potuto capire, anche perché li vedevo sempre insieme». Giuseppe Cappello ricorda anche un’altra occasione in cui «Egidio Muraca mi disse che aveva intenzione di effettuare un danneggiamento nei confronti di un imprenditore (omissis) che abita a Bella, ma io gli dissi di non fare nulla, tale danneggiamento serviva ad intimidire (omissis) in vista del processo che si sarebbe tenuto nei confronti di Domenico Chirico, soprannominato “Il battero”, affinché lo stesso (omissis) non testimoniasse contro quest’ultimo». Poi agli inquirenti confessa «di aver sempre diffidato di Paradiso che sapevo essere vicino ai Torcasio e a tale Nino Cerra, un ragazzo con cui ho avuto una lite nel 2007-2008».
Nel descrivere i suoi rapporti con Paola riferisce che lo stesso «nell’estate scorsa, dopo l’omicidio di Francesco Torcasio “Carrà”, gli disse che il Carrà aveva individuato il luogo in cui io mi recavo nel periodo in cui, essendo separato da mia moglie, mi incontravo con una ragazza e credo che il Carrà avesse intenzione di fare qualche azione nei miei confronti. Per quanto riguarda mio fratello lo stesso Paola mi diceva che Saverio poteva solo temere che Angelo Torcasio lo coinvolgesse nell’omicidio di Federico Gualtieri». Su quest’ultimo omicidio il piccolo Cappello agli inquirenti ha riferito di sapere nulla. (fonte Gazzetta del Sud – G.na)