«I giochi sono cambiati. Ora mettetevi a posto». Così la cosca Cerra-Torcasio Gualtieri intimidiva commercianti e imprenditori

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Dopo 13 anni la scena non è cambiata, nonostante siano stati inflitti duri colpi alle famiglie criminali che hanno dominato e controllato il territorio, fino a scatenare delle guerre di mafia finalizzate a controllare ogni settore, attraverso la pratica estorsiva, che colpisce inevitabilmente quei settori della vita sociale che producono ricchezza e occupazione.
Tutto questo conferma la presenza di una strategia mafiosa tesa a imporre la rozza logica del più forte nei confronti di tutto il tessuto sociale. Un dato che emerge con grande evidenza anche nei fascicoli di “Chimera”, il nome in codice dell’ultima operazione antimafia messa a segno dai Carabinieri e che ha colpito la cosca “Cerra-Torcasio-Gualtieri”. Nello sfogliare le migliaia di pagine si scopre, infatti, come la cosca stava adottando nuovi metodi per imporre ai commercianti, imprenditori e artigiani nella zona non da essa controllate, per estorcere del denaro. Soldi che servivano, così come ha svelato uno dei tanti collaboratori di giustizia, Umberto Egidio Muraca, «a mantenere i carcerati, gli affiliati e a decidere quanto di quel denaro era occorrente da investire per l’acquisto di anni e droga». E per mettere a segno le estorsioni e far capire chi comandava sul territorio dopo le operazione Medusa e Perseo, il clan inviava delle lettere anonime con le quali comunicava ai commercianti e agli imprenditori che «i giochi sono cambiati, dovete mettervi apposto per la vostra tranquillità e per il bene dei vostri figli, se volete lavorare… Questo è stato un avvertimento il prossimo sarà una fucilata».
Minacce che secondo gli investigatori rientravano in una strategia intimidatoria attuata dalla cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri che, approfittando dello stato di detenzione dei membri della cosca Giampà, decimata in seguito all’operazione Medusa, «intendeva riacquistare il controllo del territorio e delle attività commerciali che fino a quel momento erano state assoggettate alla cosca Giampà». Nel documentare l’attività estorsiva della cosca, gli investigatori dell’Arma hanno accertato come spesso i membri della stessa si recavano dai commercianti per farsi consegnare «qualche capo di abbigliamento da inviare in carcere ai detenuti della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri». Richieste alle quali non tutti i commercianti aderivano e ai quali poi veniva inviato lo scritto intimidatorio. Frase scritta in maiuscolo e con l’aiuto di apposite attrezzature ormografo per scrivere in maniera guidata. Due protagonisti delle richieste dei capi di abbigliamento sono stati ripresi e immortali. Elementi che fanno parte integrante del fascicolo “Chimera”.
In altre circostanze, per intimidire i commercianti, venivano poste delle bottiglie incendiarie davanti all’ingresso degli esercizi commerciali. L’estorsione è uno dei reati che è contestato alla gran parte degli indagati di “Chimera”, per «avere partecipato con consapevolezza di scopo e di vincoli, in qualità di affiliati all’associazione per delinquere di stampo mafioso del tipo ‘ndrangheta, operante in Lamezia e localmente conosciuta come cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri».
Cosca, scrivono gli inquirenti, «posta in contrapposizione da anni con la paritetica holding criminale dei Giampà e costituita da sodali individuati in familiari, adepti e affiliati che si avvalgono della forza d’intimidazione derivante dal vincolo associativo nonché della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, con la finalità di commettere una serie indeterminata di delitti, per acquisire in modo diretto ed indiretto la gestione e/o il controllo delle attività economiche e commerciali su tutto il territorio di Nicastro, per realizzare comunque profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, con l’imposizione di estorsioni perpetrate mediante gravi minacce dirette all’incolumità delle cose e delle persone, nonché finalizzata alla detenzione di armi da utilizzare per commettere delitti contro la persona e contro il patrimonio, tutti rientranti nel programma associativo conseguito dalla cosca».
Con le aggravanti della disponibilità di armi per il raggiungimento delle finalità estorsive dell’associazione, nonché per essere la stessa associazione criminale, composta da più di cinque persone. (Gazzetta del Sud – G.na.)