Ha tentato il suicidio nel carcere di Siano prima di decidere il suo pentimento

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Rispetto alla decisione di Torcasio di diventare collaboratore, nel corso del colloquio in carcere la moglie Angela mostra la sua preoccupazione per la scelta del marito il quale la invita a non avere paura «perché andrai a vivere fuori con lei e i suoi figli». Decisione in qualche misura maturata e che confessa ai suoi parenti durante il colloquio, anche se viene consigliato da uno dei presenti ad aspettare e parlare con l’avvocato. Un consiglio che Torcasio non accetta, e risponde affermando che «l’indomani vuole parlare con il suo avvocato per riferire la sua decisione perché non può vivere con il timore di stare in carcere e aspettare che vengano ucciso lui, la moglie, i figli e il nipote Francesco». Anche perché «i soggetti con i quali aveva avuto la discussione avevano già mandato le “imbasciate” fuori dal carcere». Ed anche perché «non aveva intenzione di aspettare un altro lutto in famiglia».
Due dei familiari hanno tentato «ripetutamente di fargli cambiare idea prospettandogli diverse possibilità», ma Torcasio risponde che «ormai la sua decisione l’ha presa e andrà avanti per questa strada». Il pentito spiega ai familiari che «tutti quelli che sono stati posti in stato di fermo con lui se la sono aggiustata con gli avvocati per far ricadere la colpa della vicenda estorsiva su di lui».
Durante il colloquio, un congiunto dice a Torcasio di non parlare ad alta voce per paura che possano essere ascoltati, ma “Porchetta” (così è conosciuto nel clan) risponde che ne è a conoscenza poiché poco prima di entrare in sala colloqui glielo ha aveva riferito (omissis), e che non tornerà indietro «da questa scelta soprattutto adesso che è stato anche intercettato e quindi lo sanno già tutti».
Nel corso della conversazione a Torcasio viene riferita qualcosa in merito a Vincenzo Bonaddio detto “Cacà”. Il pentito riferisce che «questi è un venduto di m. e che lo zio di (omissis) ha avuto sempre ragione in quanto le battaglie le fanno con i componenti della cosca che non abbiano legami di sangue con la loro famiglia». Sull’argomento il collaboratore di giustizia rivela ai suoi parenti che «attualmente le persone che devono essere uccise sono oltre a lui stesso, i cognati, Battista Cosentino e il figlio Giuseppe». Quest’ultimo secondo le rivelazioni del collaboratore di giustizia doveva essere ucciso «il giorno ili Ferragosto». (fonte Gazzetta del Sud – 15.11.12 – G.na)