Il cancro dei clan resiste

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Il vescovo si rivolge agli ‘ndrancghetisti: «Convertitevi, cambiate mentalità, cambiate vita! È un appello rivolto a tutti».
Dopo vent’anni il ricordo dei coniugi Aversa ancora brucia. Soprattutto nel cuore dei tre figli rimasti orfani ancora piccoli. Le lacrime di Walter Aversa, il primogenito, commuovono tutti presenti. Parenti, autorità, cittadini che credono ancora oltre a Dio anche alla giustizia

Aversa e sua moglie vengono uccisi, verso le ore 19 del 4 gennaio 1992, in Via dei Campioni con una trentina di colpi.
Furono accusati Giuseppe Rizzardi e Renato Molinaro; a puntare il dito contro di loro fu Rosetta Cerminara, disse che il suo ex fidanzato Molinaro con l’amico Rizzardi spararono quella sera in Via dei Campioni. La testimone del delitto, la prima e finora l’ultima di un omicidio di mafia a Lamezia, venne blindata. La sua famiglia portata in una località segreta. Lo Stato la pagò con due miliardi di lire, forse tre. Diede loro una casa e a lei un lavoro.

Ma dopo qualche anno spuntarono fuori i due pentiti della Sacra Corona Unità, pentiti di Taranto e rei confessi. Dissero che erano stati assoldati dai Torcasio per eliminare i poliziotti. La loro spedizione di morte fu preceduta da un lungo e meticoloso lavoro di studio delle abitudini del poliziotto. Per due volte Stefano Speciale e Salvatore Chirico furono ospitati dal clan lametino. Contro i Torcasio da quel giorno ci fu un eccidio perchè sembra non avessero avuto il “permesso” degli altri boss per uccidere il poliziotto. Sono trascorsi vent’anni, ma la lotta di `ndrangheta continua.