Il cantiere di Yara, da luogo dei misteri a centro commerciale

Apre oggi: ed è (ancora) il giorno 26. I carabinieri sono convinti che molte risposte si potevano trovare lì

Là dove c’era il «cantiere di Mapello», ora c’è il «Continente», un mega centro commerciale che oggi verrà inaugurato ufficialmente e domani aperto al pubblico. Uno dei luoghi simbolo della tragedia di Yara Gambirasio cambia veste in una data che ha scandito le tappe significative della vicenda. Era il 26 novembre quando la tredicenne ginnasta di Brembate Sopra scomparve all’uscita del centro sportivo. Era il 26 febbraio quando fu trovato il suo cadavere in un terreno incolto di Chignolo d’Isola. È il 26 ottobre il giorno in cui si può archiviare definitivamente l’espressione, più volte utilizzata negli articoli di giornale e nelle trasmissioni televisive, «cantiere di Mapello».

Ma quel luogo non sembra comunque destinato ad uscire di scena. Perché qui portarono, nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Yara, i cani molecolari. Qui lavorava Mohamed Fikri, il marocchino fermato al largo di Genova perché sospettato, sulla base di intercettazioni telefoniche controverse o mal tradotte, di essere l’assassino. E a questo luogo sembrano ricondurre tutti gli altri indizi finora emersi: dalla polvere di cantiere trovata nei polmoni della ragazzina al taglierino da piastrellista ipotizzato come arma del delitto. Senza trascurare che anche uno degli ultimi segnali emessi dal telefonino di Yara la sera di undici mesi fa fu registrato dalla cella telefonica di Mapello.

I carabinieri, a differenza del pubblico ministero Letizia Ruggeri, sono convintissimi ancora oggi che molte risposte ai dubbi che tormentano il loro lavoro da un anno si potevano trovare in quel grande cantiere. I cani molecolari, le intercettazioni, la cella telefonica erano elementi che secondo i militari avrebbero dovuto imporre controlli minuziosi sia del luogo che delle decine e decine di persone che lì lavoravano. L’operatore privato, il gruppo Lombardini, si mise a disposizione. Alcune parti del cantiere furono passate al setaccio, a un certo punto i carabinieri impiegarono anche uno speciale georadar per verificare l’eventuale presenza di corpi estranei nelle gettate di cemento. Non emerse nulla: né allora né nei mesi successivi. Intervenne la relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che parlo per Yara di «concause di morte» ma non tramontò il sospetto che la vittima potesse essere passata di lì.

Da oggi quel luogo associato ad un dramma cambia completamente veste. Si dà un nome, il «Continente», e aspira a diventare il punto di riferimento per lo shopping e lo svago di migliaia di persone ogni giorno. Ma è difficile non pensare che, comunque, nell’immaginario collettivo segnato dalla tragedia di Yara rimarrà indelebile il ricordo del «cantiere di Mapello». (fonte Corriere della sera.it)