Il cardinale Angelo Bagnasco “striglia” il premier

(segue video) Nella sua prolusione al consiglio permanente della Cei il leader dei vescovi parla di “stili di vita che, se comprovati, sono difficilmente compatibili con il decoro delle istituzioni”

La “spallata”, o meglio, la “scomunica” ad personam ovviamente non c’è. Ma il discorso pronunciato dal cardinale Angelo Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente della Cei non si può certo definire accomodante nei confronti del premier. Silvio Berlusconi non viene mai citato direttamente, eppure l’affondo non lascia spazio a dubbi. «Mortifica soprattutto – ha detto il presidente della Cei – dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. Non è la prima volta che ci occorre di annotarlo: chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda” (Prolusione al Consiglio Permanente del 21-24 settembre 2009 e del 24-27 gennaio 2011)». «Si rincorrono, – ha proseguito Bagnasco – con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica. Da più parti, nelle ultime settimane, si sono elevate voci che invocavano nostri pronunciamenti. Forse che davvero è mancata in questi anni la voce responsabile del Magistero ecclesiale che chiedeva e chiede orizzonti di vita buona, libera dal pansessualismo e dal relativismo amorale? ». Il leader dei vescovi italiani ha continuato: «La responsabilità morale ha una gerarchia interna che si evidenzia da sé, a prescindere dalle strumentalizzazioni che pur non mancano. I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune». Il cardinale ha toccato il tasto dell’immagine dell’Italia nel mondo: «La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata. Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. Solo comportamenti congrui ed esemplari, infatti, commisurati alla durezza della situazione, hanno titolo per convincere a desistere dal pericoloso gioco dei veti e degli egoismi incrociati». Nella prima parte della sua prolusione Bagnasco aveva ricordato alcuni eventi appena vissuti dalla Chiesa (il congresso eucaristico di Ancona, la Gmg spagnola, il viaggio del Papa in Germania), indicando nei giovani i protagonisti positivi di quegli avvenimenti. È a loro che si è rivolto la guida dei vescovi italiani: «Né indignati, né rassegnati: questo suggeriva qualche confratello Vescovo spagnolo ai giovani della sua nazione, ed è quello che anche noi suggeriamo ai giovani del nostro Paese, perché si pone in questa direzione il passo efficace per contribuire a superare la crisi che pure ci coinvolge, e farlo in modo creativo e non distruttivo». Il presule ha quindi parlato della necessità di un contrasto all’evasione fiscale: «Bisogna che gli onesti si sentano stimati, e i virtuosi siano premiati». Non è mancato, però, l’incoraggiamento al Paese: «La strada si è fatta più impervia e il consumismo potrebbe averci fiaccato, ma il popolo italiano odierno sa di non essere da meno delle generazioni che l’hanno preceduto. E sa anche che le conquiste di ieri hanno oggi bisogno di essere riguadagnate: il «parassitismo esistenziale» infatti è solo istinto di psicologie fragili e derelitte. La gente di questo Paese dà il meglio di sé nei momenti difficili: certo, le occorre per questo un obiettivo credibile, per cui valga la pena impegnarsi. Questo obiettivo c’è, e coincide con il portare l’Italia fuori dal guado in cui si trova anche per un certo scoramento. Portarla fuori perché sia all’altezza delle proprie responsabilità storiche e culturali. Il che significa darle il futuro che merita, e che serve al mondo intero. L’Italia ha una missione da compiere, l’ha avuta nel passato e l’ha per il futuro». E poi, secco, ecco l’invito rivolto al Paese: «L’Italia non deve autodenigrarsi!». Quanto alla presenza dei cattolici nella vita politica della nazione Bagnasco ha osservato: «Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni». Insomma, non torna la Dc, ma il “soggetto” – come lo chiama il cardinale – ha la sua “benedizione”.