Il lametino Pietro Ammendola morì in ospedale a Cosenza a seguito di un’operazione. Cinque medici sotto processo

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Secondo le accuse, i medici avrebbero causato la morte di Ammendola, (molto conosciuto in città anche perché prestava servizio alla sede Inps), per loro «imprudenza e imperizia», e «sottovalutando tutti l’obiattività clinica del paziente, e i dati delle analisi strumentalitutti segni della importante emorragia interna in atto, sottovalutando in particolare l’ipoperfusione generalizzata dovuta a una fonte di emorragia non tamponabile con i trattamenti trasfusionali – ritardando così la laparatomia esplorativa, unico trattamento in grado di accertare e risolvere tempestivamente la lesioni vascolare», cagionando a Pietro Ammendola «un arresto cardio-circolatorio per insufficienza multi organo da shock emorragico conseguente a voluminoso ematoma retro peritoneale da lacerazione dell’iliaca comune di destra in soggetto già sottoposto a intervento di bypass iliaco» .
Tutto iniziò la domenica mattina del 30 gennaio 2011 quando Pietro Ammendola, mentre era a casa, intorno alle 11 di quella domenica, accusò un forte dolore alla schiena con irrorazione ai testicoli con conseguente perdita di coscienza poco dopo aver avvertito il dolore.
Subito il trasporto all’ospedale di Lamezia con il 118 da dove, dopo aver constatato le sue gravi condizioni, inerenti ad un sanguinamento dell’aorta addominale, Pietro Ammendola veniva trasferito a Cosenza. Fin da subito la Procura di Cosenza, su denuncia della moglie della vittima, aprì un’inchiesta al termine della quale, per il pm l’intervento chirurgico fu eseguito con colpevole ritardo, due giorni dopo cioè l’aggravarsi delle condizioni del paziente che lasciò la moglie e una figlia di soli quattro anni. Al processo si sono costituiti parte civile i familiari della vittima, rappresentati dagli avvocati Giovanni Puteri e Lino Grandinetti del foro di Lamezia. (Fonte Il Quotidiano dello Calabria – P.re – 19.12.2012)