Il pentito Saverio Cappello contro Giovanni Scaramuzzino e Carlo Petronio: avvocato e medico collaboravano con la cosca

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Così Saverio Cappello si limita a parlare delle presunte truffe alle assicurazioni fatte dalal cosca con la complicità dell’avvocato Giovanni “Chicco” Scaramuzzino e del dottor Carlo Curcio Petronio ex primario di ortopedia all’ospedale cittadino. Incidenti stradali simulati, con gravi conseguenze per le persone e le auto, pagati profumatamente dalle compagnie assicurative.
Il processo per voto di scambio invece si farà a parte. Nello scorso ottobre il pubblico ministero antimafia Elio Romano ha chiuso le indagini e informato gli imputati Scaramuzzino e Aiello. Quest’ultimo potrebbe essere sentito dal magistrato inquirente. In febbraio potrebbe esserci la richiesta di rinvio a giudizio. Il reato contestato è corruzione elettorale aggravata aalle modalità mafiose.
Secondo gli inquirenti, ed il pentito Giuseppe Giampà, ci sarebbe stato un patto scellerato tra il clan e Aiello, che nel 2010 era consigliere regionale uscente di Forza Italia poi ricandidato. A fronte dei 500 voti promessi dalla cosca Giampà il politico se eletto avrebbe dovuto ricambiare con l’affidamento di appalti. Saverio Cappello, presente in due incontri politici, avrebbe vouto ottenere una commessa per cartucce di stampanti alla Regione. Resta comunque tutto da dimostrare: il mezzo migliaio di voti, le promesse dle politico, gli appalti pubblici.
Per quanto riguarda le truffe alle assicurazioni il collaboratore di giustizia Cappello conferma le accuse di altri pentiti: «L’avvocato Chicco Scaramuzzino era a disposizione del clan. Lo conosco dal 2005/2006, c’era un’amicizia anche perchè era presente nei locali che gestiva con Francesco Bevilacqua, l’Australian pub. Quando mi vedeva mi offriva un prosecco e champagne. E lo vedevo sempre con Franco Trovato alla sua carrozzeria. Mi diceva che era a disposizione». E racconta che si sarebbero rivolti allo stesso avvocato, presso lo studio vicino il bar Chocolat, diversi affiliati come i fratelli Franco e Luigi Trovato, Giuseppe Chirumbolo, Emiliano Fozza, Maurizo Molinaro ed Enzo Giampà, oltre al boss. Lui invece dice di non essersi rivolto mai a Scaramuzzino: «Il mio legale di riferimento in queste cose era Giuseppe Lucchino». Anche lui imputato nello stesso processo per concorso esterno in associazione mafiosa.
Racconta poi di un fatto avvenuto sotto i suoi occhi. Giravano sulle loro grosse moto lui e Domenico Chirico tra le curve di Platania. Chirico finì contro un muro rompendosi una gamba. Fece tutto da solo. Ma aggiustò tutto in modo tale da farlo sembrare un incidente con altri mezzi. E andò dall’ortopedico Petronio per ottenere un certificato medico. Organizzando così un’ennesima truffa alle compagnie assicurative. Saverio Cappello dice di essere stato presente sia all’incidente sia all’incontro col dottore.
Infine racconta di Pino Scalise, l’imputato d’estorsione mafiosa. Il pentito dice che Scalise, imprenditore edile di Decollatura, era un “delegato” sul Reventino di suo zio Vincenzo Arcieri, che con suo padre Rosario Cappello controlalvano la montagna di Bella. Nello scorso luglio il figlio di Scalise, Daniele,  è stato trovato ucciso a colpi di Kalashnikov in un cantiere a Soveria Mannlli, mentre lavorava col suo escavatore. 
Nella prossima udienza del 26 inizierà il controesame di Cappello dei difensori degli imputati. (Gazzetta del Sud – V.le.)