L’ “Impero” di Salvatore Mazzei verso la confisca

Resta sotto chiave l’impero di Salvatore Mazzei. La sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catanzaro ha convalidato quasi in toto il maxi-sequestro di beni per 200 milioni di euro effettuato nelle scorse settimane ai danni dell’imprenditore lametino Salvatore Mazzei, che a fronte di dichiarazioni fiscali di poche migliaia di euro avrebbe in realtà accumulato un patrimonio miliardario. Sotto sequestro restano 70 fabbricati, 215 terreni, 25 società, 30 automezzi, l’Aerhotel Phelipe a Sant’Eufemia Lamezia e soprattutto la cava per l’estrazione d’inerti in località San Sidero. Unica eccezione per i beni intestati a una donna lametina, dei quali il Tribunale di Catanzaro ha disposto l’immediata restituzione. Nel convalidare il sequestro, i giudici hanno fissato per il prossimo novembre l’udienza per la trattazione dell’istanza di confisca degli stessi beni avanzata dal procuratore di Lamezia Terme Salvatore Vitello, che segue personalmente le indagini insieme al sostituto Luigi Maffia. I sigilli al patrimonio di Mazzei sono stati apposti lo scorso giugno dai Carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro, della Compagnia di Lamezia Terme e del Noe. I beni oggetto di sequestro preventivo erano in gran parte intestati a terze persone, nella maggior parte dei casi alla moglie ed ai figli dell’imprenditore già sottoposto alla sorveglianza speciale e tuttora agli arresti domiciliari. Il coinvolgimento nelle indagini del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) scaturisce dai reati che Mazzei avrebbe compiuto in materia ambientale. L’imprenditore avrebbe infatti più volte violato i sigilli che erano stati in passato apposti alla cava di inerti, procedendo con l’attività estrattiva. Nel decreto di convalida dei sigilli Mazzei viene definito “soggetto socialmente pericoloso, capace di rivolgere a proprio profitto l’essere venuto in contatto con il sodalizio mafioso dei Mancuso”.