Indignata massacrata a Bologna. La Polizia finisce sotto inchiesta

La Procura fa bene a indagare, per verificare e accertare tutte le eventuali responsabilità a 360 gradi, perché non rimanga nessuna zona d’ombra“. Il questore di Bologna Vincenzo Stingone commenta così l’apertura dell’inchiesta sulle lesioni a Martina, la ragazza di 23 anni massacrata da un poliziotto lo scorso 12 ottobre durante le proteste davanti a Bankitalia degli indignados. La giovane, originaria di Varese, ha perso quattro denti e rischia di perderne un quinto a causa di una manganellata sul volto. Stingone, in un dialogo con i cronisti, ha ribadito il proprio rammarico, espresso sin dall’inizio, per quanto successo alla giovane. Le sue parole arrivano il giorno dopo quelle del procuratore aggiunto e portavoce della Procura, Walter Giovannini: “Chi ha agito non può non essersi riconosciuto nelle foto pubblicate o comunque non può non ricordare l’episodio. Si faccia avanti e fornisca, se lo ritiene, la sua versione dei fatti”. Il poliziotto in questione, infatti, non è stato ancora individuato ed è sempre ricercato in seguito all’apertura dell’indagine del pm Morena Plazzi. In Questura si ricorda comunque che la manifestazione di quei giorni non era autorizzata e che ci furono 12 contusi anche tra le forze dell’ordine. Martina, iscritta al secondo anno della laurea specialistica in Arti visive, è tra le fondatrici del neonato collettivo Sadir, e quel giorno era davanti alla sede bolognese della Banca d’Italia che i protestanti stavano cercando di occupare. Secondo il suo avvocato Patrizio Del Bello “non v’era motivo di caricare così violentemente, il portico era già stato liberato“. Sugli incidenti del 12 ottobre in Procura c’è anche un fascicolo che vede indagati quattro dei manifestanti, accusati a vario titolo di manifestazione non autorizzata, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, istigazione a delinquere.