Intervista al Presidente del Progetto Gedeone, Antonio Mangiafave: “Vietato calpestare i sogni! In Calabria un progetto per l’inclusione sociale e la valorizzazione dei beni culturali”

LAMEZIA TERME – “Vietato calpestare i sogni” è il motto della missione calabrese nata nel 2013 con il Progetto Gedeone: una storia iniziata presso l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo che oggi abbraccia diverse aree regionali. È un progetto work in progress volto a favorire l’inclusione sociale e la valorizzazione dei beni culturali. Di sotto l’intervista ad Antonio Mangiafave, presidente dell’Associazione Comunità di Volontariato S.S. Pietro e Paolo di Lamezia Terme che dal 2013 è capofila della rete Progetto Gedeone.

Quando e com’ è nata la Sua esperienza nel mondo del volontariato?
È nata quand’ero ragazzo, attraverso l’esperienza negli scout: mi hanno formato, insegnato ad essere volontario sempre. Ho imparato il valore della condivisione, e compreso il vero significato della gratuità.

Che cos’è per lei la follia?
Ho sempre pensato che la follia è il semino del libero arbitrio che il buon Dio ci ha dato. Quella “liberta” dell’essere uomo, di fare quello che sentiamo nel più profondo del nostro animo, in armonia o no con il nostro caos.
La follia è una stella. E come diceva Nietzsche: “bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.

Come si supera lo stigma legato alla malattia mentale?
Imparando a non giudicare, a sospendere il giudizio che diventa pregiudizio.
Siamo ingabbiati in schemi culturali omologati che ci rendono dipendenti da preconcetti superficiali e ingannevoli, troppo spesso etichettiamo gli altri, associandogli stereotipi dai quali rifuggiamo, usando questi ultimi come metro, ma in realtà sono uno specchio nel quale non riusciamo a guardare. Bisognerebbe prendersi tempo, non avere fretta, scoprire quanto le nostre fragilità ci impediscano di essere sereni e di sospendere il giudizio. Occorre trovare un altro punto di vista, capire che la malattie mentale è una malattia come tutte le altre: va semplicemente curata, non “giudicata”. Bisogna amarla e condividerla.

Potendo tornare indietro, nella sua esperienza da volontario c’è qualcosa che avrebbe voluto fare o qualcosa che eviterebbe di fare?
Guardarsi indietro è sempre molto importante, sei dove ti trovi anche grazie al passato. Di sicuro porrei più attenzione alla comunicazione, non dare per scontato che quello che fai sia per tutti chiaro e condiviso. Ho imparato che i contrasti nascono spesso da interessi diversi, diverse visioni, non tutti sono disposti o capaci di leggere tra le righe. Il donare gratuitamente non sempre è scontato, uscire dagli schemi rende gli altri diffidenti. Farei più formazione/informazione sulle motivazioni profonde delle azioni che si compiono. È essenziale far capire che la condivisione di idee, passioni e risorse è essenziale per la crescita della comunità. In generale vorrei essere stato più assertivo e capace di generare questa qualità anche tra i miei collaboratori. Un’assertività che significa essere “capaci di agire nel proprio pieno interesse, di difendere il proprio punto di vista senza ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti e di difendere i propri diritti senza ignorare quelli altrui”.

In una città come Lamezia Terme, al terzo commissariamento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, secondo Lei è ancora possibile credere nei sogni?
Mai smettere di sognare! Ma c’è una distinzione da fare: c’è chi è in attesa che i sogni si realizzino da soli e chi si sta impegnando per realizzarli. In passato anche io mi sono troppo spesso soffermato a studiare, progettare, sognare: ora è arrivato il tempo di provare a realizzare qualche sogno.
A Lamezia Terme, come in Calabria, manca una cosa sola: riscoprire il valore delle cose che abbiamo. Per troppo tempo ci hanno detto, e ci siamo detti, che dovevamo andare via per rincorrere quello che sognavamo, ma non è così. Qui si possono realizzare molte delle cose che sogniamo, spesso però non abbiamo il coraggio di provarci, di accettare la scommessa. Come in ogni competizione si può perdere, dobbiamo imparare che il cambiamento può avvenire se non abbiamo paura di fallire, se sappiamo portare a reddito il valore che abbiamo.
Dopo una lunga esperienza nel mondo del volontariato, nel 2010 Antonio Mangiafave diviene presidente dell’Associazione Comunità di Volontariato SS. Pietro e Paolo, associazione che, assieme al Centro di Salute Mentale del Reventino, all’Associazione New Day di Soveria Mannelli e all’azienda agricola Apicoltura Miceli di Lamezia Terme, nel 2013 ottiene dal Comune di Carlopoli otto ettari di terreno, in comodato d’uso gratuito, circondanti la splendida Abbazia di Santa Maria di Corazzo. Nasce il Progetto Gedeone che porta avanti una serie di attività agricole e ricreative, laboratori, eventi e percorsi trekking volti a promuovere un’economia sociale nell’area del Reventino, favorendo l’inclusione sociale e lavorativa di persone “svantaggiate”, in particolare di soggetti che soffrono di disturbi di personalità o di disagi psicologici, sperimentando percorsi lavorativi in agricoltura, forestazione, turismo sociale e valorizzazione dei beni ambientali e culturali. In questo contesto Antonio Mangiafave si trasforma in “Fra Guida”, personaggio che, nelle vesti di monaco cistercense, accompagna i visitatori in Abbazia per un salto nel passato, tra storia e leggenda. Grazie all’operato del Progetto Gedeone, l’Abbazia di Corazzo nel 2015 si aggiudica il primo posto in Calabria nel censimento nazionale “I Luoghi del Cuore” del FAI ed entra a far parte del circuito European Charter of the Cistercian Abbey and Sites.
Oggi il Progetto Gedeone abbraccia diverse aree della Calabria, del lametino in particolar modo, dove sta lanciando una serie di percorsi trekking in collaborazione con l’Associazione Santi 40 Martiri di Lamezia Terme e dove ha contribuito alla riapertura e alla ripresa delle attività dell’Ecomuseo Luogo della Memoria. Tra le prossime iniziative il Festival delle Erranze e della filoxenia 2018, all’interno del quale il Progetto Gedeone curerà due tappe: il 1 luglio presso l’Abbazia Benedettina di Lamezia Terme e il 4 agosto presso l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo.