La mamma della piccola Sara Michienzi: “aspetto giustizia da sette mesi”

Isabella Notaro la mamma della piccola Sara Michienzi morta a 9 anni dopo un’operazione alle tonsille nell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme, la quale ha perso anche il marito otto anni fa per un altro caso di malasanità nel nosocomio di Vibo Valentia, lancia un appello: «La verità la spero, la voglio, la pretendo, l’esigo, per quanto in questo paese ottenere una qualsiasi forma di giustizia non è più una regola ma un’anomalia». Sono passati otto mesi dall’autopsia sulla piccola Sara e la madre non sa nulla sugli esiti. Il 26 febbraio furono aperte tre inchieste, una dalla procura del Tribunale lametino, l’altra dal ministero della Salute e un’altra dalla commissione sugli errori sanitari. Per quel che riguarda la procura il capo Salvatore Vitello sostiene che si tratta di una «perizia complessa», infatti è stato chiesto l’esame istologico di alcuni tessuti della bambina, ed il risultato è arrivato soltanto 10 giorni fa, e adesso sono all’esame del perito incaricato. Ma otto mesi per una madre che ha perso la sua piccolina sono tanti. «Come funziona la macchina della giustizia in Italia? Devo dire molto lentamente, se aspetto da quasi nove mesi il risultato dell’autopsia per mia figlia Sara». Il 19 febbraio scorso la bambina sofferente alla gola arriva con sua mamma in ospedale. Viene escluso a priori il nosocomio vibonese dove a 36 anni era morto il suo papà Francesco Michienzi, che aveva fitte al petto e al braccio, ed i medici gli dissero che si trattava di dolori intercostali. Dopo qualche giorno morì d’infarto davanti alla moglie ed ai suoi quattro bambini. Ma torniamo a Lamezia; a Sara le vengono tolte le tonsille e viene dimessa dopo quattro giorni. Ma tornata a casa la bimba non sta bene. Venerdì 25 la mamma riporta sua figlia all’ospedale per un controllo, ma le dicono che va tutto bene. Il giorno dopo la piccola va in crisi respiratoria e viene riportata all’ospedale, e alle 19.30 Sara smette di respirare. «In un consulto nel suo studio privato il primario otorino Raffaele Grasso – racconta la signora Notaro – aveva rassicurato me e la bambina che si trattava di un semplice intervento di routine guaribile in tre giorni. Al pronto soccorso dell’ospedale i medici non hanno potuto fare altro che costatarne il decesso affermando che la bambina non aveva più una goccia di sangue nelle vene. Sono nove mesi che la mia mente è affollata da tanti perché, ai quali spero qualcuno si degni di dare al più presto una risposta, un barlume di speranza per sapere come sono andate veramente le cose! Ho pazientato per tutto questo tempo seguendo i consigli e gli inviti ad aspettare. Ma ora ritengo sia venuto il momento di dire la mia. È veramente vergognoso che ancora non sia stato reso noto l’esito dell’autopsia. Ho sofferto per due volte la mancanza di professionalità e la superficialità del sistema sanitario italiano. Sarà perché sono stata educata ai valori del vangelo, ma per me è inconcepibile l’atteggiamento di chi non pone al centro del suo operato il valore della vita umana con tutto il suo carico di sentimenti ed emozioni. Mi torna sempre tragicamente in mente quel venerdì 25 febbraio, quando riportai Sara in ospedale, nel reparto dov’era stata operata, perché lamentava un fastidio, un nodo, sul lato destro della gola e l’atteggiamento dei due medici presenti, quello che l’ha visita e il primario che entrando si è limitato a dare una pacca sulla spalla a mia figlia, dicendole di andare a casa e mangiare un gelato che sarebbe tutto passato. Sarebbe bastato essere un po’ più scrupolosi e meticolosi nel valutare il caso di Sara e quello che stava passando dopo l’intervento? Sarebbe bastato disporre qualche accertamento in più o almeno trattenerla in osservazione in ospedale per salvarle la vita? Sara, gelati non ne mangerà più! Perché?».