La priorità? Fermare la fuga dei cervelli

L’ambiasciatore presso la Santa Sede commenta la situazione calabrese alla luce delle parole di Ratzinger.

E’ l’uomo che si nota ai piedi della scaletta dell’aereo o dell’elicottero papale, ogni volta che il Papa poggia piede sul suolo italiano. Francesco Maria Greco, 61 anni, siciliano di nascita, è uno degli uomini eli punta della diplomazia italiana; non a caso dal dicembre del 2010 è ambasciatore italiano presso la Santa Sede. Anche domenica, quando Benedetto XVI è atterrato all’aeroporto di Lamezia, lui era lì, accanto al sottosegretario Letta, al presidente della Giunta regionale Scopelliti e al sindaco Gianni Speranza. Una visita, quella del Papa, che l’ambasciatore Greco, da meridionale, ha seguito con grande emozione e speranza, convinto delle potenzialità di questa regione e del possibile riscatto della comunità calabrese.

Ambasciatore, è stata una giornata felice per la Calabria che ha avuto modo di ascoltare le indicazioni del Papa. Quali sono gli aspetti che ritiene meritino di essere sottolineati? «Nell’omelia Benedetto XVI ha parlato di terra sismica, collegando il concetto alla capacità di resistenza del popolo calabrese, che, diceva con rammarico, è stato costretto a vivere in un continuo stato d’emergenza. Sul versante della legalità, il Papa ha invece fatto riferimento esplicito ai fatti malavitosi che accadono nell’amata Calabria, con una dichiarazione d’intenti inequivocabile. L’altro punto importante è stato l’invito alla gente di Calabria a saper reagire e a superare il sentimento di rassegnazione. Certamente, poi, c’è il pregnante messaggio del Papa ai credenti e ai non credenti, in riferimento alla cosiddetta “nuova generazione dei cattolici” impegnati in politica, per ristabilire un corretto rapporto tra Stato e cittadino, tra amministratori e amministrati».

In un altro passaggio il Papa ha fatto appello al mondo giovanile calabrese. Pensa che le sue parole possano essere un’esortazione a chi ha assunto conoscenze specialistiche importanti, a rimanere in Calabria? «Sì, perché a ben vedere la realtà, al di là degli stereotipi, ci racconta che in questa regione ci sono poli universitari d’eccellenza, e non si comprende bene perché a fronte di istituzioni educative così valide, penso anche ai licei dei capoluoghi calabresi particolarmente rinomati, e ne parlo con cognizione di causa, ci si trovi in questa situazione. Occorre creare, fuori dall’assistenzialismo, canali capaci di incentivare, con collegamenti diretti con la realtà produttiva locale, soprattutto nell’ambito del terziario avanzato – servizi, ricerca, nuove tecnologie, ambiente – la permanenza» .

Negli ultimi giorni c’è stato un ennesimo richiamo del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, all’assunzione di comportamenti, da parte di chi è chiamato dai cittadini a responsabilità di governo, più in linea con valori della morale cattolica. E una valutazione, da parte della Chiesa italiana, di inadeguatezza dell’attuale classe dirigente del Paese? «In un momento in cui il dibattito politico si è fatto aspro, la dialettica è esasperata, non mi meraviglia l’appello dei vescovi alla moralizzazione in senso lato della vita pubblica del Paese, anche in riferimento a fenomeni distorsivi come la corruzione. All’ipotesi, poi, di una Santa Sede impegnata a sostenere un nuovo soggetto politico, magari assimilabile alla Democrazia Cristiana, credo per la verità poco. La Chiesa è preoccupata di garantire i cosiddetti valori non negoziabili, di tipo espressamente etico, ed è indubbio che su queste cose non cederà di un millimetro. Tuttavia ritengo sia ancora più preoccupata, con un occhio attento all’azione del Governo italiano, della generale situazione dell’Occidente e dell’Italia, che affrontano un periodo di grave crisi economico-sociale e del lavoro in particolare, con ripercussioni destabilizzanti sulle famiglie e sul futuro delle nuove generazioni» . Francesco Maria Greco (fonte IL QUOTIDIANO)