La storia di David: il giovane senza passato e senza identità che torna a casa dopo sei anni

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LA STORIA
Ma nel 2006 David scappa. Prende un treno e arriva in Italia e poi più a sud, fino a Lamezia Terme. E qui si ferma. Tutto il percorso è un mistero, quello che è certo è che per anni ha vissuto da barbone, passando le notti in un vecchio casolare abbandonato in via del Progresso e i giorni sul ciglio della strada, ad accogliere le offerte spontanee che la gente gli porgeva. Ed è sopravvissuto così per anni, accudito eppure lasciato solo.
Questa esperienza, dice Antonio Mangiafave, ci fa capire come spesso sul nostro cammino incontriamo gli altri superficialmente. Pensiamo di aiutarli soddisfacendo i loro bisogni primari ma non ci rendiamo conto di quelli che sono i loro veri problemi. Non ci soffermiamo ad ascoltarli, a guardarli veramente”.
All’inizio deve essere stato così anche per i volontari della SS. Pietro e Paolo. Lo hanno tolto dalla strada, lavato, vestito, nutrito. Solo dopo lo hanno osservato, hanno ascoltato il suo silenzio ostinato che gridava aiuto, si sono imbattuti in quel muro che lo teneva separato dagli altri, anche senza il suo volere. Hanno visto la malattia, il disagio psicosociale che lo ingabbiava. “C’è un cattivo approccio alla malattia, continua Mangiafave, nasce la diffidenza, prevale il pensiero che uno fa il furbo, non che è malato. Anche io la prima cosa che ho fatto è stata contattare la polizia per capire se era un ragazzo che potevamo accogliere che non avesse dei precedenti, che non avesse combinato qualche guaio in giro e quindi si nascondesse“. Alex, come lo chiamavano allora, andava curato e in più bisognava scoprire la sua idendità.
LABIRINTO SENZA USCITA
E qui che per Antonio Mangiafave comincia quello che, ancora oggi, lui definisce “un vero e proprio incubo, un labirinto senza uscita“. L’abisso della burocrazia che inceppa qualsiasi servizio. Le strutture sanitarie di Lamezia non lo accolgono perchè senza documenti e inoltre il ragazzo è incapace di autocertificarsi. “Mi svegliavo ogni giorno e sapevo che avrei dovuto ricominciare tutto da capo nella totale diffidenza e indifferenza di enti e istituzioni locali” racconta Antonio. Nessuno che facesse rete o dialogasse con gli altri per risolvere il problema.
LA FALSA PISTA
Una svolta che sembrava epocale arriva, dopo ricerche svolte su internet e sul sito di “Chi l’ha visto?”, col sospetto che Alex possa essere in realtà Raphael Alabert, un ragazzo di Nizza scomparso 13 anni fa. C’è una certa somiglianza e poi entrambi hanno una cicatrice sulla nuca. Da Nizza arrivano i parenti. Prima un amico di famiglia che sostiene sia Raphael, poi il padre – accompagnato dalle telecamere di Rai due – che dice “potrebbe essere lui”. Rai due più il padre smuovono la procura di Lamezia che permette l’analisi del Dna. Questo a novembre. A dicembre i risultati tardano ad arrivare, Alex è sempre senza documenti e senza assistenza.
L’AIUTO E LA SOLUZIONE
Solo una struttura accetta di farsi carico di questo misterioso ragazzo, il Csm di Decollatura. Il ragazzo comincia a frequentare il centro, gli viene diagnosticata una schizofrenia con grave disturbo della personalità e prescritti farmaci e un minimo di terapia. Lentamente David riemerge dalla personalità disturbata del giovane. Esce fuori attraverso una volontà manifesta di voler tornare a Parigi. David scrive l’indirizzo e il numero di telefono dell’Associaizone da cui è scappato. “A volte penso, dice Antonio Mangiafave, che tutto questo si poteva risolvere con mesi di anticipo, bastava semplicemente curarlo. Abbiamo anche coinvolto e dato false speranze ad una famiglia di Nizza che sta soffrendo. Ci siamo illusi anche noi. E se non avessimo trovato la disponibilità del Csm di Decollatura?“.
Venerdì scorso Davi è tornato a Parigi. Prima, insieme ad Antonio, è passato da Roma, dall’ambasciata fracese che gli ha fornito i documenti e poi, con passo sicuro e deciso si è diretto al gate D1 di Fiumicino direzione Paris Orly, lasciandosi alle spalle la Calabria, una regione povera e disorganizzata ma in cui la gente ti adotta fino a farti sopravvivere e in cui ti può capitare di incontrare anche chi si ferma e comincia a chiedersi “chi sei?” (fonte CALABRIA ORA – A.T. – 31.01.12)