LAMEZIA: al posto del “pizzo” prendevano giocattoli. Giampà, Torcasio e Gualtieri si servivano in un solo negozio

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Il pentito Angelo Torcasio per primo, e successivamente il boss Giuseppe Giampà, hanno detto chiaramente che da quel commerciante si fornivano proprio tutti i delinquenti della città. Che hanno una grande considerazione dei loro bambini: bastava passareun attimo dal negozio e soddisfare tutti i desideri dei piccoli. Come accade soltanto nei cartoni animati.
Perchè i bambini delle cosche devo essere educati secondo regole particolari. Se si prende un giocattolo in negozio, mai pagarlo, ma prenderlo come se fose il prezzo del “pizzo”.
Sull’educazione ai piccoli secondo i clan, c’è un passo nell’ordinanza di custodia cautelare “Chimera 2” che giuridicamente ha scarsa importanza, ma è rilevante dal punto di vista sociale. A suo figlio ed alla nipotina, accompagnati in carcere dalle mamme per un colloquio con Cesare Gualtieri, il detenuto ha mostrato con orgoglio un tatuaggio al braccio. Un coltello disegnato sulla pelle. La nipotina sorpresa ha detto: «Il mio papà quello non ce l’ha». Gualtieri ha risposto: «Ce l’ha solo chi appartiene alla mafia».
Si tratta di Cesare Gualtieri, il boss del clan nato nel 1978 (per distinguerlo da un suo omonimo pure nella cosca della Trempa), che si trovava in carcere per associazione mafiosa.
A registrare il colloquio in carcere con una microspia è stata la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che prima a maggio e poi a ottobre ha fatto scattare le manette ai polsi di tanti componenti del clan Cerra-Torcasio-Gualtieri, che dopo l’operazione “Medusa” contro i Giampà nel 2012 voleva ampliare la sua zona d’influenza fino a Via del Progresso, lasciata scoperta dalla cosca del “Professore”. (Gazzetta del Sud – V.le.)