LAMEZIA TERME: Abusi sessuali sulle figlie. Coppia lametina a processo

Lui 63 anni, lei 56. Appartamento in pieno centro città. Lei vedova con due figlie, si risposa con questo lui. Una famiglia apparentemente normale. Ma poi si scopre che lui approfitta delle due ragazze che convivono in casa sua con la mamma. Una di loro è minorenne, l’altra disabile mentale.
I carabinieri nello scorso settembre scoprono le violenze consumate in quella casa al di sopra di ogni sospetto. E arrestano la coppia, RUBINO Elena, classe 1960, e SCALERCIO Emilio Giovanni, classe 1953.
Per la coppia il processo è fissato il 7 marzo. Sarà un rito abbreviato davanti al Gup Emma Sonni che, in caso di condanna, permetterà ai due imputati lo sconto di un terzo della pena. Ieri intanto è stata ammessa dal giudice la costituzione di parte civile delle due sorelle che, secondo l’accusa, sono vittime di ripetute violenze tra le mura domestiche. A patrocinarle sarà l’avvocato Anna Moricca. Mentre a difendere la coppia sott’accusa è l’avvocato Fabrizio Falvo.
Una delle presunte vittime, la più giovane, ha rivelato agli investigatori d’avere subito le “attenzioni” del patrigno da quando aveva 6 anni. Ha raccontato chq uando è cresciuta un pò è stata anche stuprata nel garage di casa dallo stesso uomo che aveva sposato sua madre. Con un’aggravante: la mamma sapeve e non muoveva un dito.
Il patrigno un giorno in macchina prima approfittò sessualmente della minorenne, poi per non farla parlare le disse: «Tu non servi a niente, e comunque per come sei, così senza padre, la gente ti prenderebbe per pazza perchè lo sanno tutti che sei una poco di buona». Quando questo accadde la presunta vittima aveva meno di 14 anni.
Violenze di tipo sessuale e altri maltrattamenti con schiaffi, calci e pugni l’umputato li avrebbe riservati anche all’altra figliastra trentenne con gravi problemi psichici. Ai maltrattamenti ripetuti dell’uomo, secondo i carabinieri della Compagnia lametina ed i magistrati della procura, collaborava attivamente la moglie. Picchiando, offendndo e umiliando la figlia disabile. Ma neanche lei aveva la forza di reagire, ed era ridotta ad una vittima come la sorellina minore.
In un’intercettazione gli invetigatori hanno sentito la ragazza dire “non ce la faccio più” dopo l’ennesima violenza che avrebbe subito. Episodi che si ripetevano ogni giorno in quella casa degli orrori, tanto che ormai la disabile neanche tentava di opporre resistenza, nè alle violenze dell’uomo nè a quelle della madre. Come tutti i processi con rito abbreviato anche questo sarà a porte chiuse davanti al giudice per l’udienza preliminare tra due settimane. (Gazzetta del Sud – V.le.)