LAMEZIA TERME: i veleni dell’ex Sir finiscono in mare. La Provincia sapeva, il ministero si ritira

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Ma cos’è successo all’ex Sir? Nello stabilimento chimico s’è rotto un vecchio trasformatore che risale a più di quarant’anni fa. Nel Settanta queste macchine venivano costruite con policlorobifenili e diossine, delle sostanze liquide che si sono riversate nel mare. Si tratta di veleni che dagli anni Ottanta sono banditi dalle leggi statali ed europee.
Si tratta di miscele di uso industriale, dei liquidi viscosi. Gli oli venivano usati un tempo come fluidi per condensatori e trasformatori. Provocano eruzioni cutanee e danni al fegato e alle vie biliari, con possibili effetti cancerogeni. I Pcb (policlorobifenili) s’accumulano nei tessuti animali e nei grassi. Esempio: le diossine e i Pcb sono la fonte di decine di tumori nell’area dell’Ilva a Taranto e di Bagnoli a Napoli.
Poi c’è l’effetto ciclico: questi veleni sparsi nell’acqua vengono assorbiti dal plancton di cui si nutrono i piccoli pesci, che sono l’alimento dei pesci più grandi, che a loro volta finiscono sulle nostre tavole.
Sull’inquinamento non c’è dubbio. Scrive il Tar: «Dalle analisi su Campioni di sedimenti marini prelevati nel tratto di mare antistante il pontile risultava la presenza di contaminazione da Pcb che richiedeva la predisposizione di un piano di caratterizzazione per valutare l’effettiva estensione della contaminazione, sia sulla superficie del fondale che in profondità». Anche il settore ambiente di Palazzo di Vetro era allarmato dopo le analisi dell’Agenzia ambientale della Regione, e con l’ordinanza voleva imporre al ministero un piano d’interventi entro trenta giorni.
È accaduto solo un anno fa a poche centinaia di metri dal depuratore di San Pietro Lametino. Da cui ormai da un paio d’anni sgorga acqua depurata. Eppure è sempre il depuratore ad essere indicato come il colpevole dell’inquinamento del mare lametino. Ma il pericolo vero arriva dalle rovine della Sir. (Gazzetta del Sud – V.le.)