Le cosche locali attraggono le ‘ndrine

In un’intercettazione della procura di Milano si parla dei gruppi lametini. In città si riforniscono delle armi. Lampada meravigliato della cresima celebrata in un’azienda agricola (di Giuseppe Natrella – Gazzetta del Sud)

Lamezia crocevia di interessi criminali? E’ un interrogativo al quale non è probabilmente difficile rispondere, poichè dai vari atti giudiziari emerge con forza che la città della Piana è un territorio sul quale viene concentrata la massima attenzione criminale.

Un  dato che emerge anche dalle operazioni che la Procura di Milano ha messo a segno contro esponenti della ‘ndrangheta radicati nel nord Italia, ma con ramificazioni anche in Calabria. Tra queste, quella chiamata in codice operazione “Infinito”, che nel luglio del 2010 portò all’arresto di 119 persone, 110 delle quali il 29 novembre scorso sono state condannate dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Milano. In particolare, nell’ordinanza emessa dal gip lombardo si fa riferimento all’interesse di qualche gruppo criminali al territorio lametino.

Il giudice delle indagini preliminari, infatti, facendo riferimento ad alcune testimonianze scrive: “queste affermazioni chiariscono quindi in maniera inequivocabile il riferimento a vicende che trovano la loro esatta collocazione proprio nel territorio di Lamezia Terme”.

Ma c’è di più. Riportando un’intercettazione ambientale tra due indagati, che facevano riferimento alle cosche lametine, uno di essi dice: “A Lamezia…on ci sono solo i Torcasio, c’è un’altra famiglia… omissis”.

Elementi che non lasciano spazi a dubbi: Lamezia è un territorio sul quale è concentrata l’attenzione di diversi gruppi criminali. Così come Lamezia è il crocevia del commercio delle armi, così come emerge dalle carte dell’ultima operazione portata a termine dalla Dda di Catanzaro contro alcune cosche della provincia di Cosenza, in particolare l’operazione denominata “Terminetor”.

Dagli atti emerge infatti come alcuni esponenti siano venuti in città per comprare delle armi. Lamezia dunque città aperta e solidale: spalancata alle ‘ndrine, ma anche ospitale. Un territorio sul quale è facile celebrare anche cerimonie religiose alla presenza di autorevoli esponenti della criminalità organizzata, come nel caso della cresima della figlia del consigliere regionale arrestato di recente nell’ambito del’ultima operazione antimafia di Milano. Una cresima avvenuta fuori dagli schemi tradizionali: non in chiesa ma in una grande fattoria, ricca di oliveti, dove alle ore 12 di domenica 11 ottobre del 2009, alla presenza del vescovo e dei Lampada, venne celebrato il sacramento.

Una cerimonia “storica”, commenta Giulio Lampada con la madre in una conversazione telefonica il giorno successivo, perchè “era la prima volta che una cresima veniva celebrata all’esterno“.

Quindi Lamezia città aperta in tutti i  suoi aspetti. Centro di interessi criminali e non, che suscita interesse a trecentosessanta gradi. Un dato inquietante che, sul piano della convivenza sociale, preoccupa i diversi apparati dello Stato che cercano, in qualche misura, di fronteggiare con tutti i mezzi a loro disposizione un fenomeno, quello della criminalità organizzata, che oramai investe tutti i settori. Riuscento ad infiltrarsi nelle diverse istituzioni. Provocando così insicurezza sociale.

Commercianti, imprenditori ed artigiani costituiscono gli obiettivi principali dell’aggressione criminale patita dalla società civile lametina, anche se negli ultimi tempi sono state prese di mira anche altre categorie sociali, quali liberi professionisti, operai e  impiegati. E’ il segnale evidente dell’esistenza di una diffusa pratica estorsiva che colpisce inevitabilmente quei settori della vita sociale che producono ricchezza e occupazione, ma è anche la conferma della presenza di una strategia mafiosa tesa ad imporre la rozza logica del più forte nei confronti di tutto il tessuto sociale.