LIBIA: silenzio sul rapimento di Scalise e Gallo

francesco_scalise_400

luciano_gallo_400Intanto, solo per un caso fortuito, i rapiti calabresi in Libia non sono stati tre. Il giorno della scomparsa, infatti, insieme a Francesco Scalise e Luciano Gallo c’era un giovane di petilia Policastro, Giuseppe Rizzuti, anche lui operaio della General Work. A renderlo noto, i genitori dello stesso Rizzuti, che, si sarebbero rivolti al sindaco, perchè il loro figlio, dal momento della scomparsa, viene trattenuto in una caserma libica. Da quanto si è potuto apprendere che il giovane era insieme agli altri due operai, ma poi è stato mandato a prendere un camion e invitato a raggiungerli. Proprio in questi frangenti, però, c’è stato un blitz degli uomini armati che hanno prelevato i due operai di origine catanzarese.
Presumibilmente, il giovane petilino viene trattenuto perchè le autorità libiche vogliono cercare di capire, con la sua testimonianza, i dettagli del rapimento.
I genitori, preoccupati per questi tre giorni di assenza del figlio, si sono rivolti al sindaco di Petilia Policastro, per avere un aiuto e per cercare di capire per quale motivo viene trattenuto per un periodo così lungo.
Il sindaco, da parte sua, si sta attivando presso le autorità per verificare al più presto la situazione e per cercare di sbloccare l’enpasse e consentire a Giuseppe di tornare, quanto meno, nel cantiere insieme agli altri colleghi. Come riportato ieri, infatti, insieme a Giuseppe Riizuti, Francesco Scalise e Luciano Gallo, ci sono diversi altri lavoratori di origine calabrese, e petilina in particolare.
Il titolare della General Work, Giulio Cistaro, è originario di Pagliarelle di Petilia Policastro, e proprio da questa popolosa frazione, ha attinto molte delle sue maestraenze.
Il numero preciso non è stato ancora fornito, anche perchè la Farnesina, così come ha fatto per i familiari dei lavoratori rapiti, ha imposto il silenzio anche all’impresa.
Le ragioni di questo silenzio vanno ricercate nella situazione in itinere che, ancora presenta diverse zone d’ombra, e qualsiasi informazione potrebbe compromettere eventuali trattative in corso per la liberazione. La General Work da anni lavora all’estero, ed è specializzata nella costruzione di strade e autostrade, proprio gli interventi che stava effettuando in Libia. Nel Paese libico la società di Cistaro c’era già stata, essendosi aggiudicata insieme ad un consorzio d’imprese, degli appalti. Con la guerra civile che ha portato alla deposizione di Gheddafi, tutte le imprese hanno dovuto abbandonare la Libia e si erano perfino viste sequestrare i macchinari. Con il nuovo corso, però, sono potute rientrare, anche se in condizioni ancora di oggettivo rischio, a completare le opere che avevano iniziato. (Il quotidiano della Calabria – E. Ga.)