Lo zio prete: ha distrutto tante famiglie

Sono le 5 del mattino quando Daniele Gatto insieme ad alcuni suoi familiari arriva a Marcellinara. Nel paesino a 20 minuti di macchina da Lamezia c’è suo zio Osvaldo Gatto, parroco da pochi mesi. Due sole le parole del sacerdote al nipote, pesanti come macigni: pentiti e confessa. Daniele Gatto qualche ora prima aveva ucciso la sua bella fidanzata Adelina Bruno. Lametina come lui, aveva 27 anni e tanta voglia di vivere. «Non so cosa non abbia funzionato in lui, so soltanto che in un attimo ha distrutto tante famiglie, ha straziato molti cuori, da una parte e dall’altra. Anch’io ho il cuore pieno di dolore». A parlare così con commozione è don Osvaldo Gatto, che alla Gazzetta del Sud continua a ripetere: «Una persona non c’è più. Non può esserci pace». Poi torna all’episodio criminale di domenica 30, nella notte di Halloween: «L’uomo a volte supera le bestie. Ma cosa sta succedendo in questo pazzo mondo?». Il sacerdote ripassa gli ultimi anni di vita del figlio di suo fratello: «Non mi piaceva che Daniele avesse lasciato sua moglie e il figlio cominciando subito un’altra storia. Troppo velocemente e frettolosamente. C’è molta fragilità in lui, ma c’è tanta fragilità anche in giro. Mi sto battendo per questo fin dai primi giorni del mio sacerdozio: c’è un abisso tra quand’ero giovane io e adesso. Ci sono modelli e buoni esempi che stanno svanendo, e tanta responsabilità ce l’ha la società». La memoria è ancora a quella strana notte di sangue. Don Osvaldo racconta: «Avevo capito che c’era qualcosa che non andava in lui. Dopo tante parole gli chiesi: dimmi la verità. Ma lui era in uno stato confusionale, non sapeva spiegarmi. Mi ha ripetuto che la sua ragazza voleva lasciarlo, ma gli ho spiegato che questo non può giustificare nulla. Quando si sveglierà da questo incubo si renderà conto di ciò che ha fatto». Il medico legale Massimo Rizzo ieri durante l’autopsia ha contato tredici colpi di canna appuntita inferti contro Adelina. Il più terribile è stato quello che gli ha forato la testa da parte a parte con una violenza incredibile. La domenica bestiale di Daniele e Adelina s’è conclusa nel buio, ai piedi di un ulivo, davanti ad un sinistro rudere nel quartiere Scinà, periferia Sud di Lamezia. Gli schizzi di sangue sono arrivati ad oltre un metro d’altezza del tronco. La ragazza è stata prima strangolata con una corda. Ma probabilmente non è morta. Rantolava. Poi i colpi alla testa e al viso, fino a sfigurarla. Forse il tentativo del suo amante assassino di cancellare l’identità di una bella ragazza che attirava complimenti da tutti su Facebook, il social network che li aveva fatti conoscere un anno e mezzo fa. I fidanzati s’erano presi una pausa di riflessione di una settimana. Lui sembra fosse innamorato perso, lei da un po’ di tempo aveva qualche incertezza. Poi tutto sembrava essere tornato alla normalità. Quel pomeriggio di domenica Daniele con l’auto di suo padre era passato da casa della fidanzata e insieme erano andati al centro commerciale “Due Mari” dove lui ha regalato un telefonino a lei. Adelina avrebbe compiuto 27 anni il giorno dopo. Questa mattina Daniele Gatto sarà portato davanti al giudice per l’udienza di convalida del fermo, e sarà accompagnato dal suo legale di fiducia Francesco Gambardella. Al fermo d’indiziato di reato sono arrivati gli inquirenti dopo ore d’interrogatorio. Nella mattinata di lunedì il giovane di 28 anni ha confessato davanti al procuratore Salvatore Vitello, al sostituto Luigi Maffia e al dirigente del commissariato Antonio Borelli. Durante l’interrogatorio, pur consapevole che Adelina non c’è più, avrebbe ripetuto tante volte: «Io l’amo ancora». (Gazzetta del sud)