L’Omicidio allo stadio “Carlei”.

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Angelo Torcasio, riferisce poi la sua versione sull’uccisione del fratello Antonio, assassinato l’11 gennaio 2001, poco dopo la mezzanotte. Antonio Torcasio, che aveva 27 anni, venne freddato al posto di guida di una ford Fiesta in sosta ai parcheggi dello stadio provinciale “Antonio Carlei” in località Stretto.
Sull’omicidio in questione, Angelo Torcasio dunque riferisce «anche in ordine alle cause dell’omicidio di mio fratello Antonio, legate al presunto ruolo che lo stesso avrebbe avuto secondo chi l’ha fatto uccidere, nell’avvertire Pasquale Izzo, circa gli intenti omicidiari nei suoi confronti da parte della cosca Gliampà, convinzione legata alla mera coincidenza dell’assenza di Pasquale Izzo presso il cantiere sito davanti la concessionaria Aiello, nei giorni 3 e 4 novembre 2000 in cui era stato deciso di ucciderlo ed al fatto che. inizialmente, a mio fratello Antonio Torcasio era stato chiesto di commettere l’omicidio, ma lui si era rifiutato adducendo motivi legati alla  parentela. In ordine all’omicidio di Pasquale Izzo – secondo il pentito – il Bonaddio mi indicò gli esecutori in Aldo Notarianni (che sparò), Gianluca Notariannil (guidava la macchina) e Aurelio Notarianni effettuò la telefonata che avvertiva i primi due circa la presenza di Izzo presso il bar Giampà. Il Giovanni Molinaro fu ucciso per errore e di questo ne sono a conoscenza in quanto fu lo stesso Aldo Notarianni a riferirmelo. Il Notarianni Aldo entrò nel locale dove fu ucciso Izzo con il volto coperto da un passamontagna».
Il pentito Angelo Torcasio aggiunge che «con riferimento all’omicidio di mio fratello, il Bonaddio mi confidò che gli esecutori materiali furono Antonio Villella e Aldo Notarianni. Apprendendo che Villella fu uno degli esecutori, ci rimasi molto male, in quanto in una occasione, avvenuta nel 2010 gli ho salvato vita, in quanto dissuasi lo stesso Francesco Vasile a commettere l’omicidio nei confronti di Antonio Villella, ordinatogli da Giuseppe Giampà, con argomentazioni legate sia alla difficoltà dell’esecuzione del delitto, sia alla possibilità di uccidere la moglie o la figlia piccola con le conseguenti ripercussioni che potevano esserci anche nelle nostra famiglie in quanto, la mogli di Francesco Vasile e la moglie di Antonio Villella sono cugine». (Il quotidiano della Calabria – P.re)