L’omicidio, la droga e la mazzetta

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La “gola profonda”, l’ex pezzo da 90 della cosca rivela anche che “l’omicidio di Filippo Pantano avvenne sia perchè costui aveva avuto degli screzi con i suddetti “pilichei”, nel senso che si erano sparati reciprocamente, sia perché in quel periodo – sempre secondo Giuseppe Giampà – il Filippo Pantano era stato imposto come guardiano da Tonino Davoli presso la nuova condotta del gas metano che partiva da Pianopoli–Feroleto e saliva su per la montagna, con la promessa che a noi sarebbero arrivati soldi dell’estorsione relativi al passaggio della condotta ai territori di competenza. In realtà – per Giampà – tali somme estorse non furono corrisposte da Tonino Davoli e quindi allorquando mi fu chiesto dai Cappello l’avvallo per l’uccisione del Pantano nonché l’autorizzazione ad usare , per l’omicidio, un fucile automatico di mia proprietà detenuto da Rosario Cappello, io lo diedi. Come detto in precedenza appresi successivamente che l’omicidio fu eseguito dal predetto Pino Strangis con la partecipazione dei Cappello Rosario e Saverio, nonché l’appoggio di Vincenzo Arcieri”.
Gli inquirenti a questo punto chiedono a Giampà particolari su altri  esponenti delle cosche della montagna. “in relazione a Opino Scalise di Decollatura – risponde agli inquirenti Giampà – ed ai suoi rapporti con Filippo Pantano, nulla so riferire in proposito, so solo che gli Scalise avevano un rapporto privilegiato con Vincenzo Arcieri per la risoluzione di eventuali problemi che sarebbero insorti sulla montagna”. (Il Quotidiano della Calabria – P.re)