Luce sul delitto Perri: arrestato Giovanni Governa

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L’omicidio di Antonio Perri è stato deciso dai fratelli Antonio, Pasquale e Domenico Torcasio, con il consenso di Nino Cerra“. Questo quanto dichiarava Giovanni Governa, nel verbale di interrogatorio del 16 settembre 2010, alla squadra mobile della questura di Catanzaro e al procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Giovanni Governa a settembre 2010 collaborava con la giustizia da tre mesi, svelando anche i retroscena dell’omicidio dell’imprenditore Antonio Perri, titolare dell’omonima catena di distribuzione, ucciso la sera del 10 marzo 2003 all’interno del deposito del Centro Commerciale Atlantico. Per quell’omicidio fu condannato a 30 anni il locrese Nicola Paciullo, ritenuto l’esecutore materiale di quel delitto. E dopo aver interrotto la sua collaborazione, Governa ora è finito in manette con l’accusa di concorso nell’omicidio. E’ stato lui stesso ad autoaccusarsi di aver portato il killer sul luogo del delitto e di avergli fornito l’appoggio logistico e l’arma. Governa è stato arrestato su ordine del gip Tiziana Macrì che ha accolto le richieste del pm della Dda di Catanzaro, Elio Romano e del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Governa, prima di interrompere la sua collaborazione, aveva spiegato anche chi e per quale motivo aveva deciso di uccidere l’imprenditore: “All’epoca ero inserito nella cosca Torcasio, riportano i verbali, e ai primi di marzo del 2003 venni convocato dai fratelli Torcasio i quali mi prospettarono il piano e la motivazione dell’omicidio di Antonio Perri, che loro volevano porre in atto. Il Perri era legato alla famiglia Cannizzaro, e con l’uccisione di Giuseppe Cannizzaro, il Perri finisce suo malgrado sotto le grinfie dei Torcasio, sino al dicembre del 2000 quando viene ucciso Giovanni Torcasio. In quell’occasione, Perri addirittura organizzò una festa e cominciò a pagare ai Iannazzo a cui era comunque legato tramite Giuseppe Cannizzaro. Quindi i Torcasio decidono di uccidere Perri perchè si era spostato nell’orbita dei Iannazzo e pagava a questi ultimi e non più ai Torcasio. L’altro motivo dell’omicidio era che dopo l’omicidio avrebbero tratto vantaggio economico in quanto avrebbero chiesto una somma a titolo di estorsione ai figli del Perri in vista dell’apertura del centro commerciale “Due Mari”. Il terzo motivo, spiega ancora Governa, che i Torcasio mi prospettarono era quello di creare un clima di terrore per tutti gli imprenditori lametini. Loro mi chiamarono perché comunque serviva un appoggio logistico per i Killer all’esterno, anche in considerazione del fatto che i Torcasio non uscivano di casa perché era in atto già la terza guerra di mafia. Io inizialmente dissentii da tale pianto e cercai di sconsigliarli e di dissuaderli dal farlo. Ma loro insistevano dicendomi che dopo pochi giorni sarebbe venuto il killer, Nicola Paciullo, presso la mia proprietà. – Continua Governa – Io avrei dovuto indicare a Paciullo il luogo dove solitamente Perri si intratteneva per motivi di lavoro e cioè nel grosso deposito sottostante al centro commerciale Atlantico che il Perri usava come locale per la vendita all’ingrosso. La sera del delitto vidi arrivare presso la mia proprietà di campagna di contrada Timperosse, una Bmw di colore scuro da cui scesero tre persone. Il Paciullo salì in macchina mia e da lì ci recammo presso il centro commerciale Atlantico. Ivi giunti indicai al Paciullo l’entrata che dava sulla scala che scendeva giù nel deposito dove sicuramente avrebbe trovato Perri. Ci siamo fatti un giro, l’ho lasciato li, lui è sceso dalla macchina, dopo aver preso la pistola e ricordo che indossò degli occhiali con una montatura arancione. Mi allontanai e mi diressi con la macchina davanti a un negozio di bomboniere denominato “Vanessa”, che era chiuso, di proprietà della figlia di Francesco Giampà, il professore, dove aspettavo Paciullo. La sua azione fu così fulminea che neanche il tempo di fare il giro con la macchina e di parcheggiare che il Paciullo era già tornato. Una volta in macchina mi raccontò che non conoscendo Perri chiese a un dipendente dov’era. Quello glielo indicò e lui si diresse verso il soggetto indicato ed esplose vari colpi di piscola di cui uno alla mano perché il perri vedendolo con la pistola aveva istintivamente alzato la mano per prendergli la pistola“. Governa ha svelato anche che “il killer fu pagato con la somma di 30.000 euro in contanti dopo una settimana che gli consegnai personalmente a Locri“.