MAIDA: In manette Andrea Giampà. «Sono parente di Giampà», minacce per non pagare un debito

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Anzi, Giampà, ne avrebbe richiesto il condono, quando chiese al “concorrente”, un documento scritto con il quale questi avrebbe dovuto, addirittura, dichiarare l’estinzione del debito.
Insomma, una “via crucis”, che ebbe il suo culmine, lo scorso 27 settembre, quando Giampà, presumibilmente, recapitò o fece recapitare, nel cassetto della posta delle vittime, una lettera di minacce corredata, si fa per dire, da un proiettile calibro 9. Un segnale chiaro di intimidazione mafiosa, anche al di là del tono perentorio delle minacce scritte nella lettera. Minacce e reati posti in essere da Andrea Giampà, come spiegato dal tenente dei carabinieri di Girifalco Silvio Maria Ponzio, affiancato dal maresciallo della Radiomobile, Pasquale Mendicino, con l’aggravante del metodo mafioso. Infatti, spesso e volentieri, Giampà, caratterizzava le sue minacce, con la circostanza che «io appartengo alla famiglia dei Giampà», noto clan di Lamezia.
E così, Nelle prime ore del mattino di lunedì scorso il pm della Dda, Elio Romano, ha disposto il fermo di Giampà. Fermo convalidato e tramutato in arresto ieri dal gip di Catanzaro che ha disposto la misura cautelare nel carcere di Siano di Catanzaro. (Il quotidiano del Sud – M.pi.)