Mario il disabile dichiara guerra alle pale eoliche davanti al giudice

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Papà manovale e mamma casalinga non si danno per vinti. Il disagio del figlio trentenne è anche il loro disagio. Scrivono alla Camas Energy che si occupa delle torri eoliche, e l’azienda offre una cifra per il silenzio. Niente da fare. Mario soffre troppo, non è questione di soldi.
Non resta che la carta bollata. La famiglia si rivolge all’avvocato Nunzio Raimondi di Catanzaro che comincia a sollevare il problema in sede civile, ma anche in appello i giudici sentenziano che il ricorso contro quelle grandi eliche è infondato.
Rimane il processo penale per abuso d’ufficio. Mario contro le pale a vento, una trasposizione di Don Chisciotte nel terzo millennio. Il pubblico ministero Domenico Galletta respinge il ricorso, sostenendo che le distanze delle torri dalla casetta di campagna è nei limiti di legge, cosa invece che l’avvocato Raimondi smentisce fermamente.

Il legale ha dalla sua una relazione tecnica per attestare la violazione della normativa che impone la costruzione delle pale ad oltre 500 metri dalle abitazioni, ed una certificazione medica secondo cui la sopravvivenza di Mario è incompatibile con quegli arnesi rumorosi.
La battaglia continua dal giugno di due anni fa. Ieri s’è giocata un’altra tappa davanti al Gip del tribunale lametino Barbara Borelli. Dove l’avvocato Francesco Iacopino, per conto dell’azenda Camas Energy, sostiene che la normativa sulle distanze impone 200 e non 500 metri. E che poi la casa di campagna non è sempre abitata, in quanto Mario e la sua famiglia vivrebbero stabilmente in un’altra dimora a Caraffa. Ma soprattutto il legale solleva il problema che l’abitazione di Mario è abusiva, costruita illecitamente e nemmeno sanata.

Nessuno, come spesso accade, vorrebbe trovarsi nei panni del giudice. Specie dopo che ieri, finita l’udienza intorno alle 14, al terzo piano di Palazzo di giustizia Mario sulla sua carrozzina è scoppiato a piangere in preda ad uno dei suoi attacchi psicotici, e con lui la madre. Il padre profondamente incavolato. Il Gip s’è riservato. La sentenza tra qualche giorno.
A torto o a ragione, il caso di Mario che lotta contro i mulini a vento del Duemila resta aperto. Può il diritto alla salute di un singolo fermare il progresso, in questo caso l’energia alternativa? Un caso che fa emergere non solo il gran rumore delle pale che girano vorticosamente, ma anche le dissonanze tra l’antico diritto romano a difesa del “praedium” e della proprietà privata inattacabile, e il diritto comunitario che guarda soprattutto al benessere della collettività. Roba troppo pesante per Mario, che vive su due ruote nel casolare di campagna, con i genitori, una capra, una gallina e un cane. (gazzetta del sud)