MESSA DI NATALE: Cantafora in Cattedrale parla di “lance e spade di uomini e donne dei clan mafiosi”. Le reazioni del mondo politico.

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Nella messa di mezzogiorno a Natale il vescovo ha ribadito: «L’amore di Dio fa rinascere anche la famiglia umana, anche la nostra città, attanagliata dalle difficoltà della crisi ormai non solo economica, ma anche sociale e istituzionale». Cantafora ha aggiunto: «Quale sarà il futuro della nostra città? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che dipenderà dalle scelte sagge o meno di ogni cristiano che la abita. Il futuro sarò diverso se prevarrà l’egoismo o l’amore, la reciproca diffidenza o la cristiana fede». Ecco perchè bisogna rimettersi a Cristo che «è uno stimolo ad agire, a cercare il bene creativamente, a impegnare la propria esistenza con dedizione».
Il Bambinello ci porta in dono un’energia spirituale «che ci aiuta a non sprofondare nelle nostre fatiche, nelle nostre disperazioni, nelle nostre tristezze, perché è un’energia che riscalda e trasforma il cuore».
Facendo riferimento al Vangelo, Cantafora ha ricordato che c’è una generazione di cristiani che è «dal mondo», nel cui cuore e nelle cui azioni c’è un comportamento mondano, che tende esclusivamente al successo materiale. «Questa generazione mondana produce orgoglio, egoismo, avidità, corruzione, falsità», ha incalzato il presule, «tutta una serie di comportamenti che sembrano garantire la felicità e il successo e che invece producono un progressivo degrado personale. Ma c’è una generazione che viene dall’amore di Dio e che produce persone disposte al sacrificio, alla costruzione, al bene reciproco».
Il pensiero di Cantafora è andato poi a quanti non festeggiano il Natale, «a coloro che non hanno un tetto e dormono nelle nostre stazioni; a chi, a causa della crisi che stiamo vivendo, ha difficoltà ad arrivare alla fine Alel mese». Una categoria sempre più vasta come attesta la mensa della Caritas lametina che vede aumentare i suoi commensali, a ritmo costante e continuo.
Nelle sue riflessioni accanto al presepe col Bambinello appena nato, il vescovo ha commentato: «Come i pastori anche noi attendiamo buone notizie. Desidereremmo una vita migliore, un lavoro, un pò di tranquillità, la salute, una sistemazione per i figli. Desideri umani e legittimi. Ma Natale non è questo. Non si tratta di augurarci solo cose buone, di sperare un bene generico. Natale è molto di più per noi: è Dio che entra nella nostra storia». (Gazzetta del Sud – M.sca.)

CARUSO: è un appello alle istituzioni locali. FITTANTE: città ostaggio

«La messa di Natale è un momento solenne, in cui si tirano le somme e si cerca di tracciare un nuovo cammino, ma anche un momento di riflessione profonda, si parte dalla condivisione gioiosa del Vangelo per arrivare a constatare il buio delle tenebre odierne. Mentre in Vaticano Papa Francesco incita il popolo al cammino verso la luce, il vescovo Cantafora in città diventa ancora più diretto: parla di mafia, corruzione e clientelismo durante la messa di Natale». È il commento di Carolina Caruso, consigliere comunale di Forza Italia, che aggiunge: «Se la chiesa rimane un luogo deputato ad un’eccellente scuola di pensiero, una certezza mi affiora: il male si sconfigge solo con la diffusione del bene. Occorre che tutte le istituzioni non lascino niente di intentato, in questo momento di crisi finanziaria e soprattutto di valori. Ognuno dovrebbe compiere il suo operato con grande responsabilità e scrupolosità. Rimango perplessa e basita per l’atto intimidatorio subito da un commerciante proprio il giorno di Natale e a cui esprimo la mia vicinanza».
Per Costantino Fittante, ex deputato del Pci, «non si può non condividere quanto affermato dal prelato, in città agiscono specialisti del malaffare e sono in tanti che vivono di clientelismo e corruzione. Lamezia è stata, e per molti versi ancora è, ostaggio dei “professionisti della precarietà sociale, istituzionale e politica”, fenomeni che hanno alimentato la cultura mafiosa e la crescita diffusa della degenerazione e del mancato rispetto di qualsiasi regola. Sono quegli stessi “professionisti” falsi profeti dello sviluppo, i quali, piuttosto che combattere la `ndrangheta, scelgono sempre di mettere nel loro mirino ammistratori onesti, singoli cittadini e associazioni schierati dalla parte della legalità, per l’uso ordinato del territorio, per appalti trasparenti, per la crescita della democrazia e per la politica pulita, contro il “pizzo”, le estorsioni e le mazzette». Per Fittante «il bene della città può esserci solo liberandosi da questi “falsi profeti” i quali sfruttano ogni occasione per affermare i loro interessi, condizionare e sottomettere la vita cittadina».