Morto Oscar Luigi Scalfaro, una vita per lo Stato

scalfaro

Oscar Luigi Scalfaro, il presidente “dell’Io non ci sto” se ne è andato la notte scorsa (tra sabato e domenica ndr), nel sonno. La notizia ha cominciato a circolare in mattinata (ieri ndr) e immediatamente tutto il mondo politico, a cominciare dalle alte cariche istituzionali, è accorso – anche idealmente- al capezzale dell’ex presidente della Repubblica, salvo alcune eccellenti defezioni (come quelle di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi) per dare l’addio ad uno degli ultimi costituenti, parlamentare democristiano di lunghissimo corso.

Magistrato controverso, fu l’ultimo giovanissimo pm italiano a comminare ancora la pena di morte nell’immediato dopoguerra nella convinzione che le leggi vanno applicate senza essere distolti dalle proprie idee. Questa convinzione sembra essere diventata la ‘stella polare’ di un uomo al servizio dello Stato per gran parte del ventesimo secolo e che, dopo un breve passaggio alla guida della Camera, nel 1992 ha fatto il grande salto fino al Colle in una fase drammatica per la prima Repubblica, dilaniata dagli attacchi della mafia e da ‘Tangentopoli’. Un Parlamento diviso e in difficoltà ha trovato la forza, dopo la strage di Capaci in cui perse la vita Giovanni Falcone, di eleggerlo nel giro di poche ore, era il 25 maggio, al più altro scranno del paese.

E Scalfaro si è conquistato in poco tempo il soprannome di ‘Traghettatore’ verso la seconda Repubblica. Una seconda Repubblica che si è incarnata nella figura di Silvio Berlusconi che nella primavera del 1994 forma il suo primo governo con la Lega di Bossi. Un passaggio cruciale che viene vissuto con grande diffidenza da parte del Cavaliere verso l’inquilino del Quirinale che sembra ricambiarlo con la stessa moneta. Tanto che dopo le dimissioni dell’esecutivo dell’uomo di Arcore a causa del forfait del Carroccio ( dimissioni che spianano la strada al governo tecnico di Lamberto Dini), parte il fuoco di fila degli attacchi al Colle da parte del partito di maggioranza relativa di allora, Forza Italia: attacchi che culminano con le pesanti allusioni ad un presunto ‘golpe’ per defenestrare il presidente del Consiglio da palazzo Chigi, dopo una stagione di veleni che ebbe il suo apice con l’avviso di garanzia recapitato al Cavaliere durante il vertice Onu sulla criminalità di Napoli, a luglio. Da quel momento la frattura tra i due diventa insanabile.

Tanto insanabile da spiegare, forse, il silenzio dell’ex premier: non una dichiarazione, nessuna nota di cordoglio. Con il Pdl che, a parte le dichiarazioni ufficiali di Angelino Alfano, non nasconde tutta la sua freddezza. Al contrario del Pd che omaggia il ‘grande vecchio’ abbassando le sue bandiere. E con tutte le alte cariche istituzionali, a cominciare da Giorgio Napolitano, che quasi con un’unica voce, si sono inchinate di fronte all’ex capo dello Stato. “Un esempio di coerenza e integrità”, ha affermato l’attuale presidente della Repubblica. Sulla stessa scia gli intervenuti di Mario Monti, Renato Schifani e Gianfranco Fini. E di tanti leader dei partiti. Cattolico praticante e devoto della Madonna, Scalfaro è stato un “duro e puro” anche nel valutare i comportamenti ed i costumi.

Ed è famosissima la vicenda che lo vide protagonista nell’estate del 1950 quando redarguì pesantemente una giovane donna seduta al ristorante, a Roma, ritenuta troppo ‘scollata’, ovviamente per l’epoca.

Ma il settennato di Oscar viene ricordato dalle cronache politiche anche e soprattutto per quel suo rabbioso “Io non ci sto…a questo gioco al massacro…”, quando decise di intervenire a reti tv unificate in diretta, facendo oscurare anche una partita di coppa Uefa del Cagliari, per denunciare alcune indiscrezioni che stavano lambendo pericolosamente il Quirinale in merito ad una inchiesta sull’uso “non sempre a fini istituzionali” dei fondi Sisde da parte di alcuni ministri dell’Interno, tra cui Scalfaro che lo fu dal 1983 all’87, nei due governi Craxi. Nell’ultimo giorno della sua vita, il vecchio combattente muore nel sonno nel suo letto, a casa , rende noto il vescovo di Terni, e amico di vecchia data, Monsignor Paglia: muore “un grande cristiano e un grande italiano – dice- che ci manchera”. (ansa)