Nel processo “Chimera” spunta il fascicolo con le dichiarazioni del collaboratore di giustizia: l’ex padrino dei Giampà parla dei clan avversari

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Molti di loro non sono finiti nell’inchiesta “Chimera”, mentre altri sono stati raggiunti dal provvedimento restrittivo emesso nei loro confronti sulla base della dettagliata informativa di notizia di reato redatta dal gruppo investigativo composto da 14 carabinieri coordinati dal maggiore Carlo Caci, comandante del reparto operativo – nucleo investigativo del comando provinciale, e dal capitano Fabio Vincelli, comandante della compagnia di Lamezia Terme. Nell’indicare i ruoli che ognuno di questi svolge nell’ambito della famiglia di appartenenza, Giampà attribuisce ad alcuni di essi anche il ruolo di mandante di alcuni omicidi. Soggetti che non sono stati raggiunti dal provvedimento e per questo non saranno svelati i nomi nè quali sono stati gli omicidi che avrebbero ordinato. Tra i soggetti identificati dal collaboratore di giustizia c’è Ottorino Ranieri, indicato come “reggente della cosca Gualtieri, che si occupava di estorsioni e spaccio di sostanze stupefacenti“.
“In particolare – spiega ancora il collaboratore di giustizia – per il passato ha fatto da specchietto e staffetta in occasione di omicidi”. Giampà, poi rispondendo ad una domanda non ha sputo “indicare se nella pax fra le cosche, Ottorino abbia avuto un ruolo particolare.” Tra i soggetti sottoposti all’attenzione di Giampà, l’ex padrino ha riconosciuto anche Nino Cerra, che definisce il “vecchio” e lo indica come il “capo indiscusso della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri, autore di alcune estorsioni ai danni di esercizi commerciali”. Secondo Giampà, Nino Cerra “si occupava del traffico di sostanze stupefacenti e ha sempre avuto il compito di dialogare per fatti illeciti con tutti gli esponendi delle cosche lametine”. Inoltre, sempre in base alla descrizione del pentito, Nino Cerra si occupava di “mantenere i rapporti con gli altri esponenti delle cosche reggine come i Papalia e i Trimboli” cosche queste ultime che nel 2006, sempre per come riferito dal collaboratore di giustizia, avrebbero partecipato come garanti ed amici del Cerra “in alcuni incontri per stabilire una sorta di pax mafiosa”, che sarebbe naufragata. Per Giampà, poi Cerra, per come riferitogli da Aldo Notarianni “manteneva rapporti con i Papalia e i Trimboli, anche nelle zone di Milano, laddove vi erano loro esponenti che si occupavano del traffico di ingenti quantità di cocaina, in relazione al quale lo stesso Nino Cerra proponea a Aldo NOtarianni e al nostro gruppo dei Giampà di entrarne a fare parte”.
Proposta che “non ebbe alcun seguito anche perchè il cosiddetto tentativo di pax mafiosa naufragò“. Tra i personaggi sottoposti all’attenzione di Giampà anche la foto di Pasquale Cerra, detto “Ciancimino”, figlio di Nino Cerra, che “essendo titolare di una ditta edile, sfruttava il nome della cosca per ricevere dei sub-appalti quali estorsioni“. Un altro notabile riconosciuto da Giampà è Nicola Gualtieri, coinvolto nell’inchiedsta della Dda di Catanzaro chiamata “Remake” e recentemente condannato, che definisce “il vecchio, soprannominato ‘Lo Zingaro'”
E che per il collaboratore di giustizia “la sua principale funzione è stata quella di collettore tra la famiglia Gualtieri e i Torcasio in quanto ha favorito matrimoni e unioni fra le due famiglie”. Inoltre, Gualtieri, secondo Giampà, “avrebe posto in essere estorsioni per conti della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri”. (Gazzetta del Sud – G.na.)