Nelle lettere alla figlia il tentativo di Rocco Palaia di far recedere la moglie Giuseppina Pesce

Non ci sono solo le lettere inviate o ricevute da Giuseppina Pesce. Agli atti del processo “All Inside”, sono state depositate nuove missive che hanno per oggetto il pentimento della donna. Sono scritti che la Procura di Reggio Calabria, ritiene indicativi delle pressioni a cui era soggetta la donna da parte della famiglia. Lettere scritte dal marito della donna, Rocco Palaia, in due diversi momenti storici. Una indirizzata al fratello e l’altra alla figlia. In entrambe ci sono i toni preoccupati di chi teme per il possibile esito delle dichiarazioni di Giuseppina ai magistrati della Dda di Reggio Calabria. E soprattutto nella seconda, secondo il pm Alessandra Cerreti, c’è evidente il tentativo di mettere sotto pressione la collaboratrice sfruttando il suo legame con i figli.

La missiva di Rocco Palaia scrive alla figlia maggiore per chiederle di intervenire alla madre “senza dirgli che te l’ho detto io». Nel testo si legge “Digli così: Mamma se ci vuoi bene fai un passo indietro, altrimenti la nostra vita sarà sempre complicata”. E ancora: “Digli pure che non vuole avere nessuno a che fare con voi. E fammi sapere poi”. Il padre invita la ragazza a contattare l’avvocatessa della madre in maniera da fissare un appuntamento con lei. Per la Procura si tratta delle riprova che la famiglia della pentita si stava muovendo proprio per farla desistere. La lettera in questione porta la data del 24 agosto scorso. Quando è già nota l’intenzione di Giuseppina di riprendere l’attività di collaborazione con i magistrati. Materiale sequestrato durante le perquisizioni della scorsa settimana e già allegate agli atti del progesso che si sta svolgendo a Palmi contro i clan dei Pesce. Sarebbe questa la conferma di quanto già detto dalla donna ai magistrati, secondo cui contro di lei era stata imbastita una vera e propria campagna di pressioni.

La seconda missiva trovata durante le persquisizioni porta la data del novembre 2010. Siamo nella prima fase del pentimento di Giuseppina, e il marito di lei scrive al proprio fratello. Una missiva nella quale dimostra di essere a conoscenza della collaborazione della moglie: “Io spero che si possa ravvedere e torna indietro, anche perchè non so cosa gli potrà dire una persona che non sta bene con la testa. Ma a loro non gli interessa”. Rocco Palaia nella lettera che scrive al fratello esterna un altro timore ben più grande. Secondo lui attraverso il pentimento della moglie i magistrati vogliono  aprire una breccia nella famiglia: “Pensano che qualcuno di noi possa prendere la stessa strada, ma a loro un sogno gli potrà rimanere” . Un timore seguito da una serie di raccomandazioni: “Vedi che sicuramente qualche scemo in paese butterà qualche battuta per me, sai già cosa devi fare”. E ancora: «Non parlare con nessuno per il fatto degli avvocati. Tu mi capisci». Rocco Palaia raccomanda di essere discreti, di non spiegare niente a nessuno «perchè possono parlare». E’ facile incappare in qualcuno che sia pure interno alla famiglia si lasci sfuggire qualche commento: “Perchè parlano tutti. E’ pieno di microspie. Non parlate neanche dentro le macchine. Sicuramente quando sono venuti a prendere i figli avranno messo (microspie, ndr) da papà, Angela e Giovanni. Quindi non parlato di niente e con nessuno”. Palaia ha paure che i propri familiari si possano tradire, o che i carabinieri possano registrira le loro confidenze.